Carrassi “Caput Mundi”

Benvenuti a Carrassi, favoloso quartiere di Bari degno d’essere una nazione autonoma, uno Stato sovrano ed indipendente del quale non avrei problemi a dirmi talebano fondamentalista.

Il motivo di questo mio attaccamento a Carrassi? Cosa mi legherà mai a questo rione?

Beh, innanzitutto i morti miei, nel senso che la mia stirpe è quasi tutta originaria di qui. E poi è il suo aspetto ad inebriarmi: popolare ma non fatiscente, ben tenuto ma non fighetto. Carrassi è un quartiere vecchio ma non antico, a inizio ‘900 si trattava di una zona “oltre la ferrovia” piena di verde e ville liberty. Dopodiché toccò al discutibile boom del cemento mangiarselo vivo, fino alla rinascita architettonica/ecologica di fine secolo che ha visto la costruzione di alti e moderni edifici mano a mano che il quartiere si allontanava dal centro finendo per toccare e superare la mitologica Route16, vale a dire la tangenziale di Bari.

Quartiere di mezzo dicevo, geograficamente ma anche socialmente. Per annusare l’aria barese ormai bisogna venire qui: Bari vecchia è troppo inflazionata, le zone del centro sono assediate dai turisti, ed i quartieri business, appunto, vivono solo durante le ore del business. Bari vera è rimasta qui. Le sedie di legno “a tenere il posto” per l’auto, le bombole del gas portate 3 alla volta in inverno, le angurie giganti portate 3 alla volta in estate, qualche ulivo che presenzia maestoso dove meno te l’aspetti, le rifiniture liberty in gesso sotto i balconi o sugli stipiti dei portoni, l’odore di focaccia soffiato dal vento… Bari, ormai, è qui.

Un breve elenco di servizi di cui gode ogni Carrassiano residente nell’amata Carrassi: innanzitutto il quartiere è a due passi dal Policlinico (a Nord) e dal Politecnico (a Sud). Invidiosi, eh? Se non bastasse vantiamo sul nostro suolo la presenza del Carcere, non si sa mai, può essercene sempre bisogno! Abbiamo il Parco 2 Giugno, la Caserma Rossani, un mercato ortofrutticolo tra i più grandi della città e poi lei, la nostra opera d’arte monumentale, la Chiesa Russa, la più grande chiesa di rito ortodosso presente al di fuori degli Stati ex-Sovietici. Dedicata a San Nicola, il Santo dell’Est, non è raro incontrare i pope russi, contraddistinti dalle lunghe barbe e i colbacchi modello Rasputin in capo, intenti a disquisire di teologia e teosofia con gli indigeni, proprio sul viale antistante il tempio, corso Benedetto Croce, arteria che funge da Decumano principale della “città Carrassi”.

Nonostante il cambio di toponomastica avvenuto nel 56, gli abitanti, tradizionalisti come in nessun altro loco, si riferiscono al Decumano chiamandolo ancora con il vecchio nome, Corso Sicilia.  Tradizioni dure a scomparire, anche tra i giovani, che qui usano indicare l’autobus come filovia, nonostante il servizio tramviario sia stato disattivato ere geologiche fa.

Ed è proprio nei giardinetti adiacenti la chiesa Russa che posso fregiarmi di aver imparato a giocare a carte, ma che dico a carte, è inutile minimizzare. E’ lì che ho imparato a giocare a briscola. I miei mentori sono stati dei vecchietti gentili e calorosi, non snob come quelli del business-district né tendenti al volgare come quelli dei quartieri più ruspanti. Da loro ho appreso che si può insultare senza essere offensivi: ad esempio, conoscete l’insulto massimo che contemplano? Past e’psidd! (Pasta e piselli) Sì, proprio così, dove in altri quartieri volerebbero improperi baresissimi allusivi all’atto maschile d’autoerotismo, iniziante con la lettera T di tabacchino, qui si viene al massimo accusati di essere dei ‘’pasta e piselli”.

Vecchi fortunelli quelli del giardinetto della Chiesa Russa, basta spostarsi di pochi isolati a babordo per scorgerne altri che si devono accontentare di una casetta dell’ENEL come piano da gioco.

Gli uomini di mezza età dal nutrito tempo libero, invece, diventano fedelissimi habitué dei “biliardo”. I famigerati “biliardi” altro non sono che circoli ricreativi privati, contenenti all’interno di tutto, ma proprio di tutto, fuorché il famigerato tavolo da biliardo. In questo quartiere (probabilmente solo dopo il Libertagikistan) v’è la più alta percentuale di “biliardi” per abitante. Ah, come non menzionare le cantine, anch’esse numerosissime. Cantine che ovviamente non vanno intese come le maison francesi del vino, museali ed eleganti. A Bari le catine sono proprio… le Cantine, ovvero delle piccole enoteche, spesso munite di sottano, che dispensano Peroni da cauzionare entro la settima generazione e fardelli di Gaudianello alla signora del terzo piano.

Mario “Bolivar” Pennelli

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