Hortus Cafè: la scuola si fa “giardino delle idee”!

Riscoprire il desiderio di conversare con se stessi, magari ispirati da un buon libro, con i compagni di classe durante le pause, o con l’insegnante, in un’ottica innovativa di ambiente-lavoro a contatto con la natura, è il fine dell’Hortus Cafè: un compito-regalo offerto in custodia agli studenti di tutta la scuola. La scuola nello specifico è una delle più storiche e prestigiose della città di Bari: l‘istituto Margherita che quest’anno si accinge a compiere il 120° compleanno.
Prato, fiori, alberi ornamentali, il simbolo rigenerativo dell’acqua, arredi da giardino e uno spazio murale destinato all’arte pittorica costituiscono gli obiettivi e i mezzi di un progetto per la ideazione-realizzazione di un’aula-giardino che anela alla riscoperta del bello. Un bello non ideale, ma realizzabile e godibile.

Un “concorso di idee”, interno all’istituto guidato da, a cui sono stati invitati a partecipare tutti gli studenti della scuola media, come vero compito di realtà, per la proposta di idee e schizzi grafici in scala, sulla base di immagini di ispirazione e materiali testuali forniti dai docenti e disponibili sulla piattaforma WeSchool, creata ad hoc e dedicata alla didattica digitale delle Flipped Classroom.  

Tutte le proposte progettuali dei ragazzi sono state valutate da una Commissione interna all’Istituto, che ha scelto come progetto vincitore quello dell’alunna Gaia Carmosino, della classe II, divenuto poi base per il lavoro eseguito.

Grande partecipazione all’evento di inaugurazione dell’Hortus Cafè, avvenuta il 21 maggio 2019. Entusiasmo, emozione e confronto, fra scuola e famiglie, unite a sostegno di un’iniziativa innovativa e formativa, di cui i ragazzi iniziano già ad apprezzare i benefici, con le prime lezioni svolte all’interno di un ambiente-lavoro immerso nel verde, coccolati dal suono dell’acqua del suo laghetto e dai raggi del sole. Imparare il rispetto per l’ambiente fisico e sociale, la capacità di adattarsi e stimolare la propria creatività e concentrazione, in modo nuovo ed inconsueto, raccontarsi episodi di storia dell’arte… ecco le prime tematiche di un’esperienza che aspirava a valorizzare la propria capacità ideativa-realizzativa, e che accompagnerà gli alunni della scuola con altri laboratori formativi per tutti i prossimi anni.

 

DOCENTI REFERENTI

Prof.ssa arch. Gabriella Ruina – Arte e Immagine    Team coordinator

Prof. Gabriele Carofiglio – Scienze

Prof. Giuseppe Mariani – Tecnologia

 

Gestore scolastico suor Elena Pacini 

Coordinatrice attività educative e didattiche prof.ssa Gianna Maria Paola Tarantino.

Nasce Puglia Lab: associazione composta da giovani e ambiziosi talenti appartenenti a tutti i settori del food

«Non c’è bisogno di alcun discorso – ha esordito così, lo scrittore e sommelier AIS Mario Bolivar Pennelli – basta osservarli negli occhi questi ragazzi, innamorati pazzi per la Puglia, per emozionarsi. E le emozioni non si possono raccontare si possono solo provare. Le stesse emozioni inspiegabili si possono provare, ad esempio, guardando la prima luce dell’est a Otranto oppure un contadino che costruisce un muretto a secco su di un terreno impervio sul Gargano, o anche qui a Trani, di notte, sul lungomare, quando il mare non lo vedi ma ne avverti la presenza, sai che c’è e che è immenso, invisibile e immenso come l’amore. Per tutelare e valorizzare questo amore immenso abbiamo messo su una associazione, una banda di innamorati (e come tali un po’ matti), di talenti più o meno giovani, con una gran voglia di fare il bene della loro terra, la nostra Puglia, nel rispetto del testamento dei padri ma anche nell’inseguimento di un sogno da lasciare ai nostri figli. L’associazione è In costante evoluzione ed espansione, è liquida, aperta a tutti. Tutti possono darci una mano, dal Subappennino Dauno, alla punta del tacco, comprese le terre della nostra regione sorella, la Basilicata, degnamente rappresentata anche oggi in questa sala. Prima iniziativa, lo sapete, è l’avvio di una serie di cene a più mani, la cui prima è proprio quella che si terrà qui, nella bellissima casa di chef Lo Basso.»

A questo punto è lui che prende la parola, vulcanico come al solito, non mancando di evidenziare le difficoltà strutturali ed organizzative della nostra terra. La sua visione globale, tendenzialmente negativa, non si abbandonata ad un pessimismo cosmico, semmai gli permette di affilare ancor più le armi in vista di una lunga guerra che è intenzionato a vincere, parola di Felix: «La Puglia-mania spopola sul panorama nazionale e internazionale. Ma, a dirla tutta, non esplode mai del tutto, e forse è un bene visto che non siamo pronti. Non siamo ancora pronti, sia nel campo dell’accoglienza che in quello della logistica, soprattutto quando si tratta di soddisfare il turista esigente. Molti sono attratti dalla nostra regione, non si fa altro che parlare di Puglia, ma a volte sembra che ce la si canti e la si suoni da soli. La marcia che ha portato il brand Puglia sulla bocca di tutti rischia l’effetto boomerang a causa della confusione (e a tratti dell’improvvisazione) dell’offerta, sbagliata, approssimativa, inadeguata. Occasioni come quella che stiamo mettendo su, con la cena di Giugno, sono momenti per fare team, buttare un grande sasso nel mare, fare casino, lottare per un’unica grande meta: la complicità, almeno tra noi addetti della ristorazione. E marciare compatti, sforzandoci di migliorare le cose. Mi piaceva molto l’idea dell’associazione così ho messo subito a disposizione il mio ristorante. »

Quindi prende parola chef Gigi Rana, ispiratore dell’intero progetto: «A questo problema si aggiunge l’insofferenza dei giovani talenti più meritevoli che, pur di trovare un’offerta lavorativa in grado di soddisfare le loro ambizioni, sono costretti ad emigrare. Fermare questa emorragia di risorse umane, oltre che fornire un più accurato piano di offerte, è un obbligo che ogni giovane cittadino pugliese dovrebbe porsi. Come raggiungere fini tanto ambiziosi? Innanzitutto smettendola con le lamentele e, in secondo luogo, iniziando una volta per tutte a fare rete in maniera scientifica. Prendendo ad esempio altre regioni o altre nazioni più virtuose abbiamo deciso di creare una fitta ragnatela, un coworking professionale dal valore indiscutibile composto da talenti, non solo della ristorazione, ma anche delle arti figurative e del design, in grado di aggiungere le loro qualità alla stessa causa comune, quella della nostra madre Puglia. Potremmo realmente diventare la California d’Italia, la nuova El Dorado. »

Gli fa eco uno degli chef più apprezzati attualmente in Puglia, Ottavio Surico di Osteria del Borgo Antico, Gioia del Colle: «Per fare ciò stiamo creando PUGLIA LAB, un’associazione di cuochi, produttori, sommelier, blogger, giornalisti, ed ogni altro tipo di figura che possa orbitare attorno al mondo del food e che voglia spezzare le catene del passato.  Sapete, in tanti anni di carriera non m’era mai successo di respirare un’aria così positiva e propositiva. Eravamo sempre in un limbo, schiacciati da chi sta nella Serie A, tra una vetta insormontabile ad abisso senza fondo. Adesso non dobbiamo lasciarci sfuggire questa occasione. L’occasione di essere Uniti. Certo, tenendo fede alle radici della tradizione ma con la ferma volontà di trasmettere il concetto di cambiamento, innanzitutto culturale. »

Conclude la conferenza l’intervento del gigante buono della cucina barese, Celso Laforgia di Urban – cucina a peso: «La “puntata zero” della rassegna, su proposta dello chef Felix Lo Basso, ambientata in questo bellissimo ristorante si spera possa essere solo la punta dell’iceberg del cambiamento. Solo unendo le qualità di tutti si può portare in alto il nome della Puglia, e non mi riferisco solo alle sue materie prime, ma soprattutto a quelle umane, alle persone che hanno viaggiato e che vogliono tornare per far crescere la loro terra. Dal confronto che ne conseguirà, la speranza è quella di creare una associazione che dia a tutti questi ragazzi preparati, lustro e possibilità. »

Oltre a chef Felix Lo Basso, a suo fratello Antonio Lo Basso ed allo scrittore Mario Bolivar Pennelli hanno preso parte alla conferenza stampa i seguenti chef:

  • Gigi Rana, responsabile progetto Puglia Lab
  • Ottavio Surico, chef e proprietario di Osteria del Borgo Antico, Gioia del Colle
  • Jakopo Simone,chef e proprietario di Gioja Ristorante, Altamura
  • Giacinto Fanelli,chef di Biancofiore Ristorante, Bari
  • Celso Laforgia, chef di Urban cucina a peso, Bari
  • Antonio Fiore, chef di Tenuta Danesi, Matera
  • Carlo di Reda, chef di SoSò, Giovinazzo

Eataly ri-sbarca a Bari: il cliente ed il territorio sempre più protagonisti del magnifico store

Venerdì 3 Maggio, Francesco Farinetti CEO di Eataly ha presentato il nuovo punto vendita del capoluogo pugliese in un pomeriggio ricco di rivelazioni e bontà ma anche semplice e privo di fronzoli. Ricco e semplice come solo la nostra terra e le sue genti sanno essere. Come solo il nostro mare geograficamente trascurato ma storicamente importantissimo ha sempre saputo essere. Su questo Mare Adriatico si specchia nella sua bellezza lo store di Eataly – Fiera del Levante. Esattamente come prima. È il concept, infatti, ad essere profondamente cambiato.

Tra le novità arrivano in Puglia le cucine del mercato di Eataly, luoghi in cui si potrà fare la spesa per poi farsela preparare dallo chef seduta stante.

Musiche e parole di Francesco Farinetti: “Il valore del capitale gustativo si esprime nella collezione di prodotti e quindi di produttori che la Puglia in modo straordinario continua a proporre attraverso Eataly Bari. Circa un migliaio di prodotti pugliesi sono stati selezionati per il circuito Eataly Italia e per quello di Eataly mondo, composto in totale da 39 store. Lo store barese è fulcro di internazionalizzazione di persone, know how e prodotti. Tra le novità vi è la possibilità di vivere le due terrazze con affaccio diretto sul mare tutti i mesi dell’anno. Anche i prezzi di mercato e ristorazione sono stati oggetto di analisi ed oggi sono più democratici. Abbiamo lavorato sodo per realizzare una nuova destinazione in cui recarsi per fare esperienze gastronomiche più baresi e un ambiente più accogliente in cui la spesa sarà più facile e veloce, senza però smentire la nostra vocazione di essere un luogo trasversale: per la spesa, l’aperitivo, una cena”.

Ad un grande gruppo che crede e continua ad investire su questa terra bella e semplice, si affianca la speranza che l’intero ente fieristico possa finalmente smetterla di contemplarsi nelle acque dell’Adriatico per iniziare ad utilizzarlo come traino per la città intera, per varcarlo idealmente come una vera porta dell’Est, come un nuovo arco di Traiano, un link permanente tra Roma, quindi l’Italia e l’Oriente, i mondi al di là del mare, laddove non ci sono solo le origini sole ma – in questo mondo sempre più piccolo – anche le prospettive per un  futuro radioso.

In programma a Lagopesole il seminario formativo per le Pro Loco della Basilicata

LAGOPESOLE – Nella giornata nazionale dei Castelli, domenica a Lagopesole è in programma il seminario formativo per le Pro Loco della Basilicata. “Come programmare, organizzare e comunicare eventi Pro Loco in Basilicata” il titolo dell’appuntamento annuale promosso dal Comitato regionale Pro Loco Unpli Basilicata rivolto ai Presidenti, dirigenti, volontari e Operatori Volontari Servizio Civile, che si terrà nella sala convegni del Castello di Lagopesole con il patrocinio del Comune di Avigliano e del Ministero per i Beni e le attività culturali Direzione Generale Polo Museale regionale della Basilicata, in collaborazione con Apt Basilicata, Regione Basilicata e Pro Loco Lagopesole,  grazie al sostegno del fondo etico della Bcc Basilicata.

Ricco il programma della giornata che prevede ad inizio mattinata l’ introduzione del Presidente del Comitato regionale Pro Loco Unpli Basilicata Rocco Franciosa e gli interventi istituzionali di Vito Summa, Sindaco di Avigliano, Pierfranco De Marco, consigliere nazionale Unpli, Carlo Lucia, Presidente Pro Loco Lagopesole e Mariano Schiavone direttore generale Apt Basilicata. Nella prima sessione del seminario previste le relazioni di Gianni Lacorazza dell’Apt Basilicata su “Comunicare il territorio, promozione e nuovi media”, Leo Mancusi, formatore per la sicurezza sul lavoro su “Rischi e sicurezza negli ambienti di lavoro e durante le manifestazioni con presenza di pubblico”. A seguire prevista la presentazione dell’accordo di promozione dei borghi lucani tra Pro Loco Unpli Basilicata e “Trip Basilicata – Tutta  la regione in un click” a cura di Stefania Mazzarone e Maria Chicco di Trip Basilicata.

Nel pomeriggio in programma le relazioni di Rocchina Robilotta, tecnologa alimentare su “Formazione in materia di igiene e sicurezza dei prodotti alimentari nel volontariato associativo” e di Vincenzo Lo Sasso, dottore tributarista e Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti Unpli su “Scia telematica, normativa fiscale per sagre ed eventi, accordo Unpli – Siae – Lea e approfondimenti sulle Associazioni di promozione sociale rispetto alla Riforma del Terzo Settore”. In conclusione prevista la presentazione del font “Lucanum” da parte di Vito Santarcangelo amministratore della società iInformatica ed ideatore di “Lucanum – gioco da tavolo per riscoprire la Basilicata”. Al termine del seminario formativo sarà rilasciato l’attestato di partecipazione all’incontro tecnico in materia d’igiene e sicurezza dei prodotti alimentari, valido per le attività di volontariato associativo, come previsto dalle normative vigenti.

 

Nunzia Caputo – “la donna delle orecchiette”- conquista tutti a Giovinazzo

“Stipe ca truve” mi diceva nonna Bice. Si trattava di una amabile e battagliera donna dal lignaggio Barivecchiano. Ah quanti ricordi! Quella saggia donna intendeva dirmi che, apprendendo un’arte, qualsiasi arte, prima o mi sarebbe tornata utile. Cosi, tenendo fede a quel motto, non mi son fatto sfuggire lo show-cooking occorso a Giovinazzo, imperdibile quasi quanto un piatto di orecchiette fresche al ragù. A tenere banco dietro la sua spianatoia di tavola, allestita presso l’elegante sala San Felice, c’era lei, una delle più autorevoli pastaie di Bari, il fenomeno di youtube, Nunzia Caputo.

Moderata dal prof. Rizzi, nota firma giornalistica del Corriere e saggista enogastronomico, la simpaticissima signora ha raccontato a tutti, telecamere delle reti nazionali comprese, la sua storia. In quel frangente si è bloccato il tempo, o meglio, eravamo tutti cosi incantati dalla sua dialettica colorita ma sincera, che abbiamo visionato ad occhi chiusi il suo passato.

«A 6 anni nonna Nardina, durante un’estate disse che mi avrebbe impedito di uscire a giocare con gli amici. Il motivo? Non sapevo fare ancora le orecchiette. Quindi, tra le lacrime, armata di pazienza imparai questa arte».
Benedetta nonna, le ha lasciato un mestiere con il quale incanta da anni migliaia di turisti e di bambini delle scolaresche in visita al borgo antico di Bari. Quando si parla di ragazzini Nunzia ha le idee molto chiare, soprattutto nel denunciare la mancanza di attività manuale nelle scuole e nelle famiglie, dal momento che «ancora devono nascere e, i nuovi bambini, hanno già un telefonino in mezzo alle mani».

Quella delle pastaie è un’arte che va scomparendo e che finirà nel dimenticatoio se le cose continuano cosi, ha ammesso incalzata dalle domande del prof. Rizzi; la sua è una denuncia sociale e antropologica  motivata dalla presa diretta della vita di strada. Esattamente come il prof Rizzi ha sottolineato, lei è depositaria della tradizione barese e quindi anche della cultura del territorio, se è vero che il cibo non è solo sussistenza anatomica ma è un universo di tradizioni, aneddoti, leggende… (in una sola parola: di “storia”), Nunzia incarna bene la cultura della Puglia e del suo popolo, per secoli abituato ad arrangiarsi, a sgomitare ma anche a non badare a contenersi quando c’è del buon cibo sulla tavola.

L’evento, organizzato dalla attivissima pro loco cittadina, trascinato da una ”maestra” cosi carismatica, ha registrato in pochi minuti il tutto esaurito. Gli assessori alla Cultura, Cristina Piscitelli, e alle Pari Opportunità Antonella Colaluce, hanno preso parola confermando l’importanza di ricorrenze come questa per la cittadina adriatica. Uno spettacolare sugo di “brasciole” (permettetemi la licenza poetica barese) cotte in pignata, a cura di Michele Rizzo dell’omonima macelleria, ha sposato idealmente le orecchiette di Nunzia. A questo matrimonio d’estasi il vostro amatissimo cronista s’è ritrovato felice invitato (come al solito cado in piedi, gentili lettori!)

Della bontà del risultato finale ne avevo avuto preludio già durante lo show cooking di Nunzia, la quale mi ha concesso l’onore di mangiare, furtivamente, un po’ di massa cruda, privilegio che anche nonna mi concedeva da piccino. Così, grazie alla sua rievocazione live, ho rivissuto un tempo antico, che a noi moderni sembra lontanissimo ma che, in effetti, dista solo pochi decenni, e soprattutto ho rivissuto gli anni passati con mia nonna Bice. Ecco l’utilità intrinseca di questi eventi: non si tratta di arrivare solo allo stomaco ma di emozionare, di toccare l’anima, permettendole di viaggiare nel tempo e nella nostra cultura passata, per trasformarci in futuro in abitanti più consapevoli e rispettosi del territorio.

 

4 curiosità sulle uova che (forse) non conoscevi

Come facciamo per scegliere delle buone uova fresche?

È fondamentale una lettura rapida dell’etichetta per valutare e saper scegliere le uova. In primis, la data di scadenza. E poi sul guscio dell’uovo ritroviamo un codice numerico ed il primo numero da informazioni sul sistema di allevamento e cioè:

0 = uova da agricoltura biologica

1 = uova da allevamento all’aperto

2 = uova da allevamento a terra

3 = uova da allevamento in gabbia

Indiscutibile il numero 3 rappresentato dall’allevamento delle galline in gabbia è da scartare se si vuol rispettare l’animale.

Come possiamo riconoscere se l’uovo è fresco oppure no?

Bene, basta immergerlo in acqua fredda e sale; se si deposita sul fondo vuol dire che è fresco altrimenti galleggia.

Quali sono le sue proprietà nutrizionali?

Molto spesso demonizzate da tutti perché si pensa facciano aumentare il colesterolo. Purtroppo in seguito ad una non corretta informazione sono in molti coloro che pensano facciano male aumentandone il livello di colesterolo ematico ma non è così. Anzi, al contrario le uova sono un’ottima fonte di proteine ad elevato valore biologico con un buon apporto di ferro eme, vitamine del gruppo B tra cui la B12 tanto da essere addirittura uno degli alimenti più consumati dai vegetariani. Non c’è nessuna correlazione tra il consumo di uova e l’aumento di colesterolo e pertanto non c’è motivo di eliminarle dalla nostra alimentazione. Infatti ci sono numerosi studi scientifici che dimostrano che il 75% di colesterolo nell’organismo viene prodotto dal fegato mentre solo il 25% è di provenienza alimentare e gli alimenti responsabili sono rappresentati in particolare dai grassi saturi e trans. Sicuramente come per tutti gli alimenti và rispettato il consumo settimanale consentito pari a 2 uova a settimana fino a 4 per i vegetariani tenendo presente il miglior metodo di cottura suggerito.

Quali sono le varie modalità di preparazione?

Tra le varie modalità di preparazione l’uovo alla coque è quello più indicato non solo per i tempi di cottura brevi, viene lasciato nell’acqua bollente per circa 3 minuti rispetto agli 8 minuti per farle sode, ma anche per una maggiore digeribilità dell’albume oltre ad evitare eventuali batteri pericolosi. Ci sono anche altre modalità e cioè sodo in preparazione con insalate miste, in camicia, classica frittata anche con gli ortaggi a proprio piacimento (come per esempio zucchine, peperoni, carciofi, asparagi, funghi, cipolla, ecc.) oppure anche strapazzate sempre e accompagnate da ortaggi. Non può mancare il classico occhio di bue in salsa di pomodoro fresco con erbe aromatiche a scelta

 

La tradizione della pastiera nella Pasqua: storia, aneddoti e ingredienti

La pastiera napoletana fu inventata nel XVI secolo ed è un dolce tipico della cucina campana che ancora oggi viene preparato in casa durante il periodo pasquale. Ad oggi, sono tante le pasticcerie che producono questo dolce tradizionale utilizzando ingredienti di qualità e rispettando la ricetta classica che prevede canditi, cannella, scorza d’arancia, ecc.

Una antica leggenda narra la storia di alcuni pescatori che non riuscendo ad approdare sulla terraferma a causa del maltempo erano rimasti sulla nave in mezzo al mare. Lunghi giorni e lunghe notti senza-far-la-fame ma nutrendosi intelligentemente della “Pasta di Ieri” così come gli stessi pescatori la definirono e risposero a tutti coloro che incuriositi domandarono come erano riusciti a superare un momento di simile difficoltà. Era un piatto composto da ricotta, uova, grano ed aromi vari probabilmente tutti ingredienti disponibili e di pronto utilizzo per affrontare giorni intensi di navigazione prima di toccare la terraferma, un vero miracolo per scongiurare la fame. Da qui, la pastiera divenne simbolo di rinascita proprio perché aveva permesso ai quattro pescatori di continuare a vivere.

Presenta la classica forma simile ad una crostata dal colore giallo intenso. Rivestita esternamente dalla pasta frolla croccante che racchiude al suo interno un ripieno così soffice, morbido e gustoso ottenuto da più ingredienti messi insieme quali ricotta, frutta candita, zucchero, uova e grano cotto che ne garantiscono un sapore unico. Ad oggi ci sono numerose varianti caratterizzate da un altro sapore dovuto proprio ai diversi tipi di ingredienti utilizzati come per esempio la crema pasticcera per l’impasto oppure il cioccolato bianco per la pasta frolla. Una vera tentazione a cui non si può rinunciare e l’occasione pasquale è un momento ideale per gratificare il nostro palato e dedicarci un “dolce sfizio” meritato specialmente se reduci da un percorso nutrizionale sano ed equilibrato nel lungo periodo di tempo.

 

 

Splash chiude a Bari con gli chef stellati. Andrea Salamida vince la competizione di coffee-mixology 2019

Da Angelo Sabatelli a Vitantonio Lombardo, sfilata di star della cucina nella Fiera del Levante di Bari per l’ultima giornata del festival dedicato a beverage e hospitality. Il bartender barese del Blast trionfa nella competizione di cocktail. Grande successo per l’evento all’interno di Levante Prof

 

È Andrea Salamida il vincitore della Stir It Up, la competizione di coffee-mixology del 4° “Splash – Beverage & Hospitality Festival” chiuso ieri nella Fiera del Levante di Bari, all’interno di Levante Prof. Il bartender barese del Blast – già campione 2018 – si è ripetuto battendo in finale il concittadino Giuseppe Milillo (che lavora al Katiuscia people & drinks di Giovinazzo) con un cocktail chiamato “Nascita e rinascita”. Una grande impresa per Salamida, che ha superato quattro round basati sull’improvvisazione. Nell’ultimo, la finale, ha infatti dovuto realizzare un cocktail con ingredienti a sorpresa. Ma non solo: all’interno della mystery box che gli è stata assegnata c’era anche un piatto gourmet realizzato dallo chef de “Le Giare” di Bari Antonio Bufi.

 

Grande evento di giornata, l’ultimo appuntamento delle “Conversazioni liquide”, per l’occasione arricchite dalla premiazione alle “Eccellenze Ristorative del Territorio”. Il territorio, inutile dirlo, è quello della Puglia e della Basilicata, regioni sorelle, simili negli aspetti antropologici ed enogastronomici, ora più che mai sotto la lente d’ingrandimento dei media a causa della proclamazione di Matera come Capitale Europea della Cultura. Sul palco dello Splash Village, moderati dai conduttori Mario ”Bolivar” Pennelli ed Enzo Scivetti, si sono alternati alcuni degli chef e dei sommelier più noti delle due regioni. Ciascuno degli ospiti è stato a sua volta introdotto da un grande nome del giornalismo, della comunicazione o del mondo del food, dal quale è stato conseguentemente intervistato.

Il nome dei premiati: Antonio Bufi, chef e titolare di “Le Giare” – Bari, premiato dal Dott Lampugnani medico e nutrizionista; Antonio Scalera, chef e titolare di “La Bul Ristorante”- Bari, premiato dall’eclettico chef giramondo Gigi Rana; Antonio Zaccardi, chef di “Pashà” – Conversano, premiato dall’imprenditore e gestore di locali Nico Andrisani; Gianvito Matarrese, chef e titolare di “Evo Ristorante” – Alberobello, premiato dal Prof Vincenzo Rizzi; Riccardo Sgarra, sommelier di “Grotta Palazzese”- Polignano, premiato dalla Presidente del Movimento Turismo del Vino Basilicata Elena Fucci; Angelo Sabatelli, chef e titolare di “Angelo Sabatelli Ristorante”- Putignano, premiato dal gastronomo Sandro Romano; Vitantonio Lombardo, chef e titolare di “Vitantonio Lombardo Ristorante”, Matera premiato dalla Blogger Federica Stella Blasi; Mario Falco, chef e Presidente Associazione Cuochi Foggia, premiato dalla critica enogastronomica Francesca De Leonardis.

Ad aprire le danze, l’intervento l’assessore alle Culture del Comune di Bari, Silvio Maselli, il quale ha sottolineato “quanto sia importante organizzare in città eventi come lo Splash Festival” e ha auspicato, rivolto ai ristoratori, “che finalmente una città come Bari ottenga la stella Michelin”. Il premio alle “Eccellenze Ristorative del territorio” comprendeva una confezione di “Gin Puro” offerta dal main sponsor Bonaventura Maschio e personalizzata da Living Web Studio. Splash Festival si è svolto per il secondo anno consecutivo a Bari, dopo le edizioni di Molfetta e Monopoli. E dopo quattro giorni di fiera, il bilancio è stato un successo di visitatori e relazioni per gli standisti.