Pizza e bolle con Gennaro Langella al Forentum di Lavello

La democratica pizza con le nobili bollicine è il tema di una serata diversa al ristorante Forentum Antica Cantina di Lavello venerdì 8 febbraio. Una unione perfetta, vincente, quanto l’unione dei due protagonisti al banco pizza: Gennaro Langella, istruttore e formatore per l’Associazione Verace Pizza Napoletana, e Savino Di Noia vivace e lungimirante imprenditore patron del Ristorante Pizzeria Forentum.

Ci racconta il vulcanico Savino che unire la pizza (il piatto più popolare e democratico) con le bollicine (che di norma ricordano la festa ed il lusso) non è una novità: “a noi piace far festa proponendo una idea diversa nel nostro locale e gli amici e i nostri clienti affezionati hanno subito risposto con entusiasmo“. D’altronde il Forentum lo conosciamo per essere luogo dalle continue novità: qui l’effervescenza è continua, dal rinnovo dei locali alla selezione dei migliori produttori fino nella ricerca di nuovi piatti. Dunque, ancora una volta, “l’effervescenza” è il termine più appropriato in questa occasione seppur in una chiave di semplicità: l’arte della pizza e della sua tradizione.

A garantire la tradizione della pizza sarà presente Gennaro Langella: istruttore presso l’Associazione Verace Pizza Napoletana, formatore consulente per startup e una delle migliori espressioni del mondo della pizza. Nasce a San Giorgio a Cremano (Napoli) nel 1981 da una famiglia di quattro generazioni di pizzaioli napoletani. Inizia a fare i primi passi, tra fumi del forno e profumo di pizza, a soli tredici anni nella storica pizzeria di famiglia. All’età di ventiquattro anni comincia la sua carriera anche in ambito internazionale, questo lo porta a lavorare in quattro diversi continenti diffondendo l’arte della pizza verace napoletana in tutto il mondo.
E allora possiamo dire che la temperatura è perfetta per gustare la migliore pizza verace napoletana e far festa brindando con le migliori etichette di bollicine selezionate con cura da Savino in un evento esclusivo. Non ci resta che accomodarci e lasciar solleticare il palato.
Ristorante Forentum Piazza Plebiscito, 16  85024 Lavello PZ  tel. 0972 85147

La giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali: preserviamoli dall’oblio

Giovedì 17 gennaio  alle ore 17, nella Sala Conferenze del Centro Informagiovani di Genzano di Lucania (Potenza),  si celebra la “Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali”, promossa dal Comitato Pro Loco Unpli Basilicata per tutelare e valorizzare il patrimonio immateriale rappresentato dai dialetti e dalle lingue locali. Per l’occasione verrà presentato il libro “Scritti Dialettali Genzanesi in Prosa e versi” di Michele Cerasuolo e Donato Muscillo.

La cerimonia, patrocinata dalla Pro Loco e dal Comune di Genzano di Lucania, aprirà con i saluti istituzionali del sindaco di Genzano di Lucania Viviana Cervellino e del presidente della Pro Loco di Genzano e direttore musicale nazionale Unpli Pasquale Menchise. Oltre agli autori del libro, interverranno il presidente Pro Loco Unpli Basilicata Rocco Franciosa, la direttrice del Centro interuniversitario di ricerca in dialettologia Patrizia Del Puente, Andrea Guerriero, insegnante di lettere.

Ospiti speciali, i vincitori lucani del premio nazionale letterario “Salva la tua lingua locale” 2018 ai quali verrà consegnato un attestato insieme alle menzioni speciali per l’impegno e la salvaguardia dei dialetti e della lingua locale  alle Pro Loco di Barile, Muro Lucano, Policoro, Genzano di Lucania, Vietri di Potenza, Miglionico, Tursi, Francavilla in Sinni, Senise.

I vincitori del premio letterario nazionale sono Salvatore Pagliuca, al terzo posto per la sezione Poesia edita con ‘Nummunàt’, “Nomea”, Arcipelago Itaca, Osimo (AN) 2018, (dialetto di Muro Lucano, PZ), Giuseppe Rovitto, al secondo posto per la sezione Prosa edita – settore etnolinguistico con “Le parole scomparse – Dizionari innamorati senisari e lucani” Risguardi Edizioni, (dialetto di Senise, PZ), Filippo Di Giacomo al primo posto della sezione Prosa inedita (dialetto di Francavilla in Sinni, PZ), Francesco Triunfo e gruppo musicale Opinea al terzo posto per la sezione Musica (dialetto di Miglionico, MT).

“La giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, alla sua settima edizione, è ormai un appuntamento consolidato delle Pro Loco con appuntamenti in tutta Italia che si svolgono con il coinvolgimento di biblioteche, centri di lettura, enti, scuole, università – dichiara Rocco Franciosa, presidente Pro Loco Unpli Basilicata – Obiettivo principale è la tutela e la salvaguardia di questi patrimoni linguistici, uno dei punti centrali dell’attività di promozione e tutela dei territori dell’Unpli e di cui è segno tangibile la nascita del premio letterario nazionale Salva la tua lingua locale che quest’anno ha visto la Basilicata fare incetta di premi, con quattro riconoscimenti su cinque sezioni. Segno di una esigenza da parte della comunità lucana a voler  in qualche modo  non solo tutelare ma tramandare un patrimonio linguistico altrimenti perduto, con tutto il suo mondo pieno di segni e significati che hanno fatto e fanno la storia di un popolo. In questo senso vanno considerati anche i corsi sul dialetto locale attivati da molte Pro Loco lucane con la partecipazione della professoressa Patrizia Del Puente, docente di glottologia e linguistica all’Università di Basilicata e direttrice del Centro interuniversitario di ricerca in dialettologia, che sta conducendo uno straordinario lavoro sul dialetto”.

L’incontro verrà moderato dal giornalista de “La Gazzetta del Mezzogiorno” Antonio Massaro. Al termine della cerimonia verrà costituito e presentato il gruppo “Pro Loco Giovani Genzano di Lucania”. È possibile infine partecipare alla Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali attraverso la campagna social #giornatadeldialetto #dilloindialetto scrivendo un post nel proprio dialetto usando gli hashtag indicati.

I panzerotti Casillo, da Bitonto alla Cina…con furore!

Si è chiusa con un successo clamoroso la prima edizione della China International Import Expo tenutasi a Shanghai sul finire del 2018. Si è trattato di un evento molto atteso, realizzato con ampio supporto istituzionale cinese e con il sostegno di organizzazioni internazionali tra cui l’Organizzazione mondiale del commercio e la Conferenza delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo. Organizzata dal CIIE Bureau, dal Ministry of Commerce Cinese e dalla Municipalità di Shanghai, si è tenuta presso l’imponente National Exhibition and Convention Centre ed è stata la prima fiera in Cina dedicata esclusivamente all’importazione di prodotti e servizi che incentiva la presenza di espositori stranieri.

Come previsto dal nuovo corso della politica economica nazionale e su indicazione del Presidente Xi Jinping, che è intervenuto personalmente alla CIIE, la Cina sta puntando sulla crescita dei consumi interni e l’importazione di prodotti di alta qualità rappresenta un fattore strategico. Obiettivo dell’Expo di Shanghai: supportare gli scambi e facilitare l’accesso al mercato cinese a livello internazionale. La fiera è stata strutturata in diversi padiglioni settoriali: prodotti (consumer electronics & appliances, apparel, accessories & consumer goods, automobile, high end intelligent equipment, food & agricultural products, medical equipment) e servizi.

All’interno della sezione “Food and agricultural products” c’eravamo anche noi. O meglio, c’era anche il Sud Italia, e le sue eccellenze. Prime fra tutte, in un periodo storico in cui le esigenze del consumatore finale sono cresciute a dismisura, c’erano le farine, quelle griffate Casillo, marchio numero uno al mondo tra quelli che si occupano di cearicoltura. E sulla “carovana Casilliana” che l’azienda ha spedito in Cina, compariva una delle nostre conoscenze, Daniele Verriello, il re dei panzerotti a Bitonto, padrone di casa del Coenobium (link all’articolo). Ovviamente non ci siamo fatti scappare l’opportunità di intervistarlo.

Ciao Daniele, ben tornato su Typigo, e ben tornato in Puglia. Beh, partiamo dalle origini: chi ti ha contattato per proporti questa mission dall’altra parte del mondo?

Sono stato contattato telefonicamente da Antonio Scocca , dell’ azienda Casillo , verso la metà di Ottobre.

Immagino l’entusiasmo ma anche la responsabilità che avvertivi…

Beh certo, ero assolutamente entusiasta di partecipare ad un evento che, assieme all’azienda Gruppo Casillo, leader mondiale della Semola , mi portava a rappresentare la Puglia, regione che amo e cerco di valorizzare tutti i giorni. Ero realmente emozionato. Forse è quello che provano i calciatori dei club quando si trovano a vestire la maglia della nazionale ai mondiali di calcio.

Parlaci di Shangai.

Per me arrivare in una città come Shangai è stata una grande esperienza, innanzitutto di vita ed in secondo luogo professionale. L’impressione che ho avuto è stata però di una cittadinanza schiva, forse diffidente.  Diciamo che non si fidano molto degli stranieri, ma mi hanno detto che per un ‘’latino’’ è normale evidenziare questo aspetto. Comunque apprezzano sempre più i nostri prodotti, la nostra terra e la nostra cultura. Portare la mia Bitonto sul vassoio, nella testa, nel cuore è stato motivo d’orgoglio per me. La città era sempre con me anche se io ero lontanissimo da lei. Così l’ho celebrata preparando più e più volte la focaccia tipica bitontina, composta – ovviamente – solo con prodotti pugliesi.

L’organizzazione di un evento tanto importante deve essere stata sicuramente un po’ caotica. O sbaglio?

No, non sbagli. Probabilmente hanno esagerato con le istallazioni di sicurezza, anche se, di questi tempi, prevenire è meglio che curare.  La città è collegata benissimo alla fiera, e lo stand della Puglia era posizionato strategicamente in ottima vista, vicino ad un palco dove abbiamo collaborato con altre aziende all’interno di show cooking.

Immagino le personalità di un certo spessore, economico e istituzionale che hai incontrato

Ho conosciuto il Coorporate Chef di Veratour Massimo Sgobba ed i ragazzi di ENAC Foggia, coi quali ho lavorato ma soprattutto ci siamo tanto divertiti. Un po’ alla Totò e Peppino a Milano, solo che noi pugliesi eravamo un tantino più lontani.

Conoscendo il tuo lato patriottico dal punto di vista enogastronomico, la cucina cinese è riuscita a fare breccia nel tuo cuore e sulle tue papille gustative?

Mmmh… nì. La loro cucina non mi fa ancora impazzire, certo, amo assaggiare e sperimentare e così ho fatto… ma preferisco sempre la tavola della nostra amata Italia. Devo aggiungere che ho notato una loro predisposizione all’ordine, alla perfezione ed alla sicurezza. Tanto in cucina quanto nelle loro città.

Narraci il tuo arrivo nel ‘’Celeste impero’’?

Non è stato facile! Soprattutto all’inizio, ma poi mi ci sono addirittura affezionato a questo lontano paese. Il problema è stato più che altro fisiologico: il fuso orario (12 ore!), il jet lag, e gli equivoci organizzativi che sono nati fra noi e gli organizzatori hanno ovviamente avuto ripercussioni quasi “inquietanti” sul mio equilibrio psico-fisico! Sui Cinesi, come detto, posso affermare che noi Italiani dovremmo prendere esempio da molte loro peculiarità. Penso alla laboriosità, ad esempio, o al boom economico che in meno di 15 anni li ha portati sul gradino più alto del mondo. Negli ultimi anni, poi, si sono molto aperti all’eco-sostenibilità ed ai diritti del lavoratore.

Potremmo crescere anche noi così, facendo squadra comune, smettendola di farci le piccole guerre di paesello, ma da noi, si sa… lasciamo perdere, ci facciamo sempre gli stessi discorsi!

Caro il nostro ‘’Marco Polo’’ di Bitonto, chi ti senti di dover ringraziare?

Innanzitutto la Regione Puglia, e poi il Gruppo Casillo che mi ha regalato la straordinaria possibilità di conoscere da vicino un popolo, una nazione, che mi ha sempre affascinato, fin da piccolo.

E tu, Daniele Verriello, cosa stai architettando? Hai qualche sorpresa da spoilerarci?

Io cerco sempre di portare avanti la mia idea di street food, con prodotti locali di qualità. In questo momento sono in giro, per gli eventi, facendo catering. La mia bandiera è sempre quella del panzerotto pugliese, ovviamente fatto con Farina selezione 0 Casillo e semola rimacinata senatore cappelli, sempre del gruppo Casillo. Da qualche mese a questa parte sto setacciando il grande mare dell’enogastronomia italiana in cerca di finanziatori che sposino questo progetto culturale innanzitutto, ed aziendale. C’è un potenziale immenso, dentro e fuori dall’Italia, per i nostri panzerotti!

Mastro panettone 2018: intervista ai protagonisti dell’evento

Aggirandoci tra gli stand nella sala grande dell’evento Mastro Panettone 2018, laddove i maestri in gara hanno potuto presentare al pubblico le loro creazioni, in un turbinio di alveolature, consistenze, ed aromi strepitosi, abbiamo incontrato ed intervistato diverse figure di spicco della manifestazione. A svolgere gli onori di casa ci ha pensato Grazia Intini, colei che non fatichiamo a definire la “first lady” della manifestazione.

Wow, Grazia! Che dire… non ho mai visto tanti piccoli capolavori tutti assieme. Questi panettoni fanno di una location strepitosa come Villa Menelao una sorta di museo per golosi.

Certo, e considera che quelli che vedi qui sono solo una piccolissima parte del totale. La manifestazione vera e propria parte fin da ottobre, con le candidature ed i primi assaggi. Da questa prima selezione siamo arrivati alla quota tonda (ma casuale) dei 100 tradizionali e dei 90 creativi, entrati effettivamente in concorso.Dopo ulteriori selezioni abbiamo decretato faticosamente (perché, credimi, non è stato affatto facile data l’altissima qualità) i panettoni finalisti che vedi qui esposti: 17 per la categoria “tradizionali”, e 20 per i “creativi al cioccolato”. Fondatore della manifestazione è Massimiliano Dell’Aera di Goloasi.it un uomo d’una intelligenza e di un garbo impressionanti. Il suo affetto verso la nostra terra di Puglia è secondo solo al suo entusiasmo.

Importante anche il risvolto sociale della vostra manifestazione.

Sì. Come sai non promuoviamo solo la qualità delle materie prime ma anche quella “sociale”, nel senso che ci impegniamo a consegnare parte dei panettoni in concorso a importanti strutture di sostegno sociale del territorio come la Caritas, la Fondazione ONLUS “Saverio De Bellis” di Castellana Grotte e Villa Eden – Residenza Socio Sanitaria

 

Salutiamo Grazia e ci avviciniamo verso uno dei temibili giudici tecnici. E’ sicuramente il più imponente del panel, ma vi possiamo garantire che non incute timore, anzi, è buono come uno dei suoi famosi dolci. Si tratta di Eustachio Sapone, maestro pasticciere della Pasticceria Dolceria Sapone, ad Acquaviva delle Fonti, nonché vincitore della prima edizione della kermesse tenutasi l’anno scorso.

Caro Eustachio, che bello incontrarti in questa veste. Com’è stato passare dall’altra parte della barricata?

Beh… un compito di grande responsabilità. E’ un vero onore giudicare colleghi e amici. Ma non è semplice. Penso che sia più facile essere giudicati che decretare il migliore panettone d’Italia.

E’ proprio vero: da grandi poteri derivano grandi responsabilità, direbbe Ben Perker in Spider-man. Così come da grandi pasticceri derivano grandi panettoni. A tal proposito, che mi dici dei finalisti? Tra i tuoi colleghi pasticceri hai trovato qualche lavoro che ti ha particolarmente suggestionato?

Hanno fatto tutti quanti un ottimo lavoro, ma penso che anche quest’anno il mio non sarebbe stato da meno. Sai, sono oltre 10 anni che faccio e vendo il panettone tutto l’anno. Ho sposato la causa della Puglia e lo dimostro con i miei due panettoni sempre in produzione, anche ad Agosto. Quello con le olive celline leccesi e quello alla cipolla rossa d’Acquaviva candita.

Quindi puoi attestare una crescita culturale da parte del pubblico in tutti questi anni?

Al Sud abbiamo la cultura e la passione del dolce, molto più che al nord. Grazie a dio al sud siamo grandi consumatori di dolci. Da tutte le tavole non è concesso di alzarsi prima del dolce. Un dolce è tradizione, è storia, è famiglia, è socialità.

Quindi possiamo ormai dire che il panettone è un dolce concettualmente valido per tutto l’anno?

Vedi Mario, oggi in giuria, accanto a me, c’era un grande amico, Vincenzo Tiri, il padre del panettone moderno. Certo, chi l’ha sdoganato in passato sono stati i maestri Iginio Massari e Achille Zoia, ma è a Tiri che va riconosciuto il merito di aver stravolto con rispetto una ricetta storica, puntando sull’impasto iper-soffice. E’ a lui che deve andare il nostro massimo rispetto: è partito in un piccolo paese della provincia di Potenza ed anche dopo il successo lì è rimasto. Da lì detta legge. E’ o non è questo un piccolo miracolo del Sud?

 

Dopo aver tastato l’umore della giuria, nella persona di Eustachio Sapone, passiamo a quello dei finalisti. Fermiamo uno di quelli che mi hanno colpito maggiormente, e non solo per la bontà del suo panettone quanto per il più ampio disegno di cultura enogastronomica che sta portando avanti nella capitale dei trulli, Alberobello. Lui è Mario D’Oria di Profumi dal Ponte.

Grande Mario, è sempre bello rivederti. Considerazioni su Mastro Panettone?

È stato un evento elegante come un panettone. Bellissimo. Non ero in salute in verità, ma è stata la festa dei pasticcieri e dei panettieri. Vedere tanti colleghi, sia in giuria che tra i concorrenti e visitatori è stata un’emozione unica.

Un contest azzeccato, dunque.

Credo che questo contest sia unico nel suo genere perché non è una semplice gara ma un insieme di cultura, buona musica, esposizione di marchi, vendita di prodotti e tanta gente interessata ed interessante. Spero che non cambi mai.

Che risultato hai conseguito?

Personalmente sono uscito un po’ amareggiato, pensavo di raggiungere il podio ma così non è stato. Sono giunto quarto… ma resto orgoglioso di me e dei ragazzi che mi hanno aiutato in questo progetto. Siamo già pronti a ripartire e a far ancora meglio.

Ci forniresti dei dettagli tecnici sul vostro prodotto?

Il mio panettone presenta un’ottima alveolatura, una buona presenza ed un perfetto gusto e taglio. Sono stato punito nei profumi e nell’aroma, probabilmente non aveva quella spinta decisa, ma come detto sono orgoglioso del nostro lavoro… e poi di aver incontrato tanta gente che crede nella cultura e nella conoscenza enogastronomica e, soprattutto, che la sa trasmettere bene.

 

Chiudiamo in bellezza la nostra serata (ed il nostro reportage) accostandoci nientemeno che al fondatore ed ideatore della manifestazione, Massimiliano Dell’Aera.

Grazie per averci invitato caro Massimiliano, e complimenti per la riuscita di un evento che fa da eco per la nostra terra, per la tua terra, e le permette di abbracciare il mondo. Quindi, da pugliese, non posso che lodarti.  Ora, a caldo, vuoi tirare le somme di questa seconda edizione?

Grazie per i complimenti ma sono da allargare a tutto il team. Personalmente sono addirittura più soddisfatto rispetto all’anno scorso.  Con un pizzico di orgoglio posso dire che abbiamo rasentato la perfezione. Altissima la qualità dei partecipanti, dei giudici, del pubblico. Quest’ultimo è stato molto partecipe e ciò non può che farmi piacere. Dovrei ringraziare una marea di persone, dagli sponsor, al personale impeccabile di Villa Menelao, ai partecipanti… Loro per primi hanno dimostrato che, prendendo esempi dai maestri, un prodotto come il panettone, non appartiene più ad una sola parte dell’anno. Anche qui al Sud.

E per la prossima edizione quali novità avete in serbo per noi? Vuoi “spoilerarci” qualcosa?

Si, ne abbiamo tante. Questi successi ti spingono sempre a superarti. Pertanto, posso dire che oltre a riproporre l’evento sul panettone metteremo in piedi anche un contest sulla colomba, si chiamerà “divina colomba”. Un altro progetto, decisamente più ambizioso, ma ancora in fase embrionale, sarebbe quello di inaugurare un contest itinerante, per l’Italia intera, con i prodotti tipici regionali.

 

Dopo aver salutato tutti, percorrendo il vialetto di pietra viva che conduceva al parcheggio, non ho potuto non fare a meno di gettare un ultimo sguardo sulla suggestiva ed antica struttura che ci ha ospitati, Villa Menelao, per l’occasione totalmente volta al futuro. Così, spontaneamente, ho iniziato a riflettere sull’importanza che hanno eventi come questo per quanto riguarda il fare rete, il gioco di squadra. Girare per l’Italia sulla scia dei prodotti tipici (come ci ha anticipato il founder Dell’Aera) non vorrebbe dire mettere le singole regioni, ed i singoli produttori, gli uni contro gli altri. Una rassegna così titanica, invece, presenterebbe ad ogni partecipante l’occasione di prestare occhio ai pregi altrui, di farli propri, cedendogli conseguentemente il meglio che ha da offrire, in uno scambio sempre più fitto di conoscenze. Lo stesso dicasi per la manifestazione di stasera, una parata nella quale si sono strette le maglie di un’unica rete, quella di un dolce tra i più rappresentativi del made in Italy. E’ questa l’unica strada che, a noi amanti dei buoni sapori e saperi, ci si può porre davanti. Il fine del viaggio è il viaggio stesso sosteneva qualcuno. Lungo il percorso è infatti possibile raccogliere informazioni, barattare pareri, mettersi in gioco aggiungendo al proprio passo quello di nuovi compagni di viaggio. E’ questo l’unico vialetto di pietra viva da percorrere in futuro.

Missione golosa: decretare il migliore panettone artigianale d’Italia

Questa la finalità dell’evento “Mastro Panettone” tenutosi a Novembre presso l’antica masseria fortificata “Villa Menelao”, nell’agro di Turi (provincia di Bari), giunta alla sua seconda edizione. L’imponente macchina organizzativa messa in piedi da Goloasi.it ha riunito maestri pasticceri provenienti da ogni angolo della penisola, talmente tanti e talmente tanto qualificati che sono occorse due giurie per poterli esaminare: una tecnica (composta da pasticceri ed esperti del settore come Vincenzo Tiri, Giuseppe Mancini, Eustachio Sapone, Giuseppe Russi e Marco Picetti) ed una popolare di qualità (che annoverava il Prof. Osvaldo Buonaccino D’Addiego, vice preside presso l’ITESS Pertini-Anelli di Turi e Castellana Grotte, il critico gastronomico Antonella Millarte, ed il giornalista Vito Catucci).

 

Ad aggiudicarsi il premio di suddetta giuria popolare è stato, per il migliore panettone tradizionale, Giuseppe Mascolo della Pasticceria Mascolo (Visciano – NA).

Il panettone più buono al cioccolato, ha trionfato quello di Josè Lerario del Caffè Roma (Putignano – BA).

Premiato anche il vincitore del contest Facebook “Miglior Packaging”, assegnato a Dolce Passione di Locorotondo (BA).

Dulcis in fundo (è il caso di dirlo) ecco le premiazioni conferite dalla giuria tecnica:

Premio “miglior panettone tradizionale”:

Primo classificato: Francesco Borioli – Infermentum (Stallavena – VR)

Secondo classificato: Bruno Andreoletti – Pasticceria Andreoletti (Brescia – BS)

Terzo classificato: Giuseppe Mascolo – Pasticceria Mascolo (Visciano – NA)

 

Premio “miglior panettone al cioccolato”:

Primo classificato: Annibale Memmolo – Pasticceria Memmolo (Mirabella Eclano – AV)

Secondo classificato: Vito Micoli – Dolce Passione (Locorotondo – BA)

Terzo classificato: Luigi Giannotti – Giannotti (Bovino – FG)

5 requisiti per un marchio aziendale che funziona

Cosa fa di un marchio un segno efficace talmente rilevante da riuscire ad influenzare e sostenere in maniera determinante il successo di un’azienda?

L’ideazione del marchio aziendale, in particolare nell’ambito del food, con riferimento esplicito alla ristorazione ed ai prodotti alimentari, risponde a logiche precise di progettazione per assolvere al concetto di identità aziendale tale da conferirgli quella forza persuasiva di differenziazione. Il processo di elaborazione per l’ideazione di un marchio parte da un briefing preciso e puntuale frutto di una analisi effettuata con il committente che aiuta ad individuare obiettivi aziendali e il codice di un sistema di linguaggi finalizzati a comunicare più efficacemente con il target group selezionato attraverso i diversi mezzi.

L’ideazione è un momento “fuori dal tempo”, ha necessità dei “suoi tempi” che non sono definiti. L’idea deve decantare, deve essere metabolizzata per essere poi rimessa in discussione e trasformarsi in sintesi visiva efficace e riconoscibile. Lo sforzo sta nel saper prendere le distanze da velocità e facilità di ideazione e realizzazione. Il risultato non consiste nel buttare giù un’idea convincendosi di aver già trovato la soluzione. L’idea è una cosa viva nella nostra mente, convive con noi, ci è talmente vicina da esistere nelle elucubrazioni mentali del creativo. Ci osserva e attende pazientemente di essere colta per essere strutturata a misura della comunicazione aziendale.

Nella nostra agenzia di comunicazione ci piace partire dalle considerazioni di un grande maestro dell’identità visiva, Bob Noorda, che ha  fissato il processo di ideazione di un marchio in 5 punti fondamentali che ne esprimono l’efficacia e ci aiutano a capire se un marchio è stato sviluppato in maniera corretta.

1. Sintesi e semplicità

Il marchio è per sua stessa funzione un elemento sintetico che deve facilmente definire l’identità della azienda e deve parlare ad un target con un linguaggio sintetico, riconoscibile, immediato e facilmente comprensibile.

2. Atemporalità

Il marchio deve sopravvivere al tempo e quindi non può essere legato ad un momento ma deve essere in grado di superarlo. In questo si differenzia l’azione di comunicazione che invece comunica un momento preciso.

3. Riproducibilità

Un aspetto essenziale del marchio. Esso deve essere facilmente riproducibile su supporti diversi e in contesti diversi. Per questa ragione il marchio si presenta a colori, in bianco e nero, in positivo, in negativo, pur conservando  le proprie caratteristiche.

4. Memoria

È ciò che il marchio deve essere in grado di scaturire facilmente. Una sua caratteristica importante è di poter essere facilmente memorizzabile presentandosi dunque come elemento semplice e comprensibile a tutti.

5. Identità aziendale

Ovvero immagine coordinata aziendale nella sua completezza. Il marchio può considerarsi solo una parte dell’intera identità aziendale. Questa è costituita da elementi di comunicazione, codici cromatici, i colori, codici tipografici, il lettering e font istituzionali, codici iconografici, pittogrammi e icone e in qualche caso anche codici fotografici, immagini istituzionali.

Tumact Me Tulez 2018: a Barile il festival dell’Aglianico e dei prodotti tipici

Inaugura la stagione delle sagre nel Vulture il Tumact Me Tulez 2018, manifestazione che nel corso degli anni è diventata un punto di riferimento per il settore enogastronomico del territorio.  L’appuntamento è per sabato 6 e domenica 7 ottobre 2018 tra le vie del caratteristico centro storico di Barile .

L’evento, organizzato dalla Pro Loco di Barile in collaborazione con il Comune di Barile, prende il nome dal piatto tipico tramandato nei secoli: il “Tumact me Tulez“, ovvero tagliatelle con mollica di pane fritta con noci tostate in un sugo di alici e filetto di pomodoro.

Il “Tumact Me Tulez“, piatto tipico di Barile, è il risultato di una contaminazione locale con la minoranza linguistica arberëshë. A partire dal 1477, infatti, varie colonie di albanesi si insediarono nel piccolo centro influenzandone la lingua, i sapori e i costumi. Il piatto in questione è alla base di un processo di rivalutazione da parte della Pro Loco locale. La degustazione dei piatti tipici e del vino Aglianico del Vulture Doc, verrà affiancata da stand espositivi delle eccellenze enogastronomiche lucane.

Il programma completo: