Se pensiamo ai grandi personaggi del passato, molti tra questi sono i Teutonici che hanno raggiunto l’apogeo della loro fama in Italia, contribuendo, di conseguenza, a fare anche la nostra fortuna.

Potremmo citare, ad esempio, quel Federico II appartenente al nobile casato svevo degli Hohenstaufen, perdutamente innamorato delle arti, dei paesaggi, dei piatti (ed anche delle donne) della belle Penisola. Plenipotenziario signore di un Impero vastissimo, fece della piccola Italia frastagliata la sua sede prediletta, ed in particolar modo del Centro – Sud che rese ricco e vitale, impreziosendolo di castelli mirabili ed offrendo ospitalità ad un gran numero di artisti, scienziati, poeti provenienti da tutti i continenti. Federico II, si guadagnò così l’appellativo di Stupor Mundi, tanto fu capace di meravigliare il mondo intero.

Tornando ai tempi moderni, un altro Tedesco meraviglia l’Italia ed il mondo, si tratta del pluristellato Michelin, dell’“Ambasciatore del Gusto”, del “Premio Carriera 2018” sponsorizzato da Croce Rossa Italia, del laureato ad honorem in Bioenergie naturali (ma la lista dei suoi “titoli nobiliari” farebbe impallidire lo stesso Federico, quindi arriviamo al punto), Signore e Signori, ecco a voi Heinz Beck.

Caro chef, innanzitutto lasciami dire che è un onore ospitarti sul nostro magazine. La cultura enogastronomica ed i viaggi del sapere sono il nostro ‘’pane quotidiano’’, quindi inizio ad assaggiare un po’ della tua storia: raccontaci il primo ricordo legato al cibo.

Grazie, piacere mio.

Sono molto goloso. Amavo ed amo tuttora il cioccolato… se penso al passato, questo é l’alimento che accompagna i miei ricordi d’infanzia.

Quali esperienze ti hanno spinto a diventare ciò che sei ora? Quando hai realizzato che la cucina sarebbe stata la “camera” in cui ambientare la tua vita?

Come mi capita di raccontare spesso, inizialmente il mio desiderio era quello di diventare un pittore.

Amo l’arte in ogni sua declinazione ed ho sempre sentito di avere una certa predisposizione verso questa materia.

La mia famiglia si oppose ed io scelsi un ambito di studio in cui poter esprimere la mia creatività e fantasia… ed eccomi qui.

Ricordi il tuo arrivo a Roma ? Ricordi il primo giorno? Ed il primo servizio “tutto tuo” come si svolse?”

Ricordo perfettamente il mio arrivo. Non ero mai stato a Roma, prima che mi proponessero di rilanciare il ristorante La Pergola dell’(allora) Hilton Cavalieri. Era l’inizio di Agosto del 1994: ricordo che, nonostante il gran caldo, non riuscivo a staccarmi dalla vista della città che si gode dalla terrazza del ristorante. Pur non conoscendo Roma né l’italiano, mi sono sentito pronto e desideroso di iniziare una nuova e grande avventura.

Il primo servizio fu molto emozionante: optammo per un soft opening, in una sola sala del ristorante, piena; proposi fin dall’inizio un menu strutturato, come ancora oggi, che venne fortunatamente apprezzato dai miei primi clienti e dai giornalisti invitati per l’occasione.

“Roma è la capitale del mondo! In questo luogo si riallaccia l’intera storia del mondo, e io conto di essere nato una seconda volta, d’essere davvero risorto, il giorno in cui ho messo piede a Roma. Le sue bellezze mi hanno sollevato poco a poco fino alla loro altezza.” Questo scrisse il tuo connazionale Goethe. Adesso veniamo a noi: quanto ti senti “Romano de Roma’’? Cosa vuol dire questa città per Heinz Beck?

Non si può scegliere dove nascere, ma dove vivere, sì. Roma per me é casa. Devo molto a questa città ed ai suoi abitanti, che, fin da subito, mi hanno accolto con grande affetto.

Quali differenze tra città avverti quando sei a Milano? Quali sensazioni e percezioni ti comunica il capoluogo lombardo?

Anche Milano mi piace. E’ una città energica, vibrante.. perlomeno, questa é la mia impressione; mi reco a Milano per la gestione del ristorante ATTIMI a Citylife, quindi, in realtà, il mio tragitto é aeroporto – ristorante e viceversa; purtroppo, non mi rimane mai abbastanza tempo per visitarla come vorrei.

Ci accomuna di certo l’essere sempre in movimento.

Come nasce un tuo piatto, qual è la molla che scatena il processo creativo nella testa di Heinz Beck? Ti ispiri a qualche forma artistica diversa dalla ristorazione o tieni fede solo alla tua esperienza, allo studio e ai tuoi ricordi?

Di base, mi ispiro alla realtà che mi circonda; l’impulso nasce da tutto ciò che suscita un emozione: può essere quindi una canzone, un’opera d’arte, un paesaggio, un ingrediente o anche una conversazione da cui poi scaturisce l’idea. La cosa secondo me più importante è cogliere l’attimo e non lasciarsi scappare l’ispirazione.

Talvolta mi immagino il piatto ed inizio a studiare abbinamenti e tecniche con cui realizzare ciò che ho in mente (come accadde, ad esempio, col fiore di zucca in pastella); altre volte parto dalla materia prima e cerco il modo più sano ed equilibrato per valorizzare l’ingrediente, farlo esprimere al suo meglio, senza rinunciare però al gusto.

Caro chef, un grande Italo-tedesco ci unisce idealmente: il suo nome era Federico, imperatore del Sacro Romano Impero, sovrano geniale ma soprattutto idealista, amante delle arti, del bello e del Sud Italia dove aveva l’abitudine di vivere, portandosi dietro corte e cortigiani, tanto che i suoi (vostri) connazionali lo prendevano in giro definendolo Puer Apuliae (fanciullo di Puglia, dell’intero Mezzogiorno). Tu, invece, che rapporto conservi con la parte più a Sud d’Italia?

Ho un rapporto meraviglioso. Mia moglie Teresa é siciliana, i miei suoceri sono persone fantastiche e a Taormina c’è uno dei ristoranti che gestiamo con la nostra Società (il St. George by Heinz Beck at The Ashbee Hotel). Questo solo per citare la Sicilia, ma, in tutte le località in cui sono stato finora, ho ricevuto un’accoglienza meravigliosa e le persone del sud hanno davvero un senso di ospitalità e gratuità ineguagliabile.

Breve incursione nel mondo del vino. Chiedo al mio collega, sommelier Heinz Beck, di indicarmi un vino magari poco noto ma che ti senti di consigliare; quello che riesce meglio di altri ad evocare dolci ricordi nella tua mente; l’ultimo vino che hai degustato.

Potendo riassumere in un unico vino, direi il Cesanese di Omina Romana, annata 2015.

Caro chef, quante tipologie di ristorazione di successo possono esserci e quali devono essere le regole da seguire per ottenere questo benedetto successo?

Prima del successo, bisogna pensare a cosa si vuole fare e come si vuole e si può farlo. Basti pensare ai locali che aprono in brevissimo tempo ed altrettanto in fretta chiudono. Non esiste un ristorante uguale all’altro. Per ogni apertura occorre valutare con attenzione diversi fattori: la posizione, la tipologia di clientela a cui indirizzare l’offerta, lo staff giusto per ogni ristorante, i costi e tutto ciò che concerne la vita del locale in un progetto a medio-lungo termine. Personalmente, ho la fortuna di avere mia moglie Teresa accanto, con la quale, negli anni, abbiamo costruito un Sistema operativo che tutt’oggi ci consente di seguire i nostril ristoranti nel mondo attraverso la società di consulenza Beck&Maltese Consulting.

Hai un aneddoto simpatico legato ai tempi dell’alberghiero?

E’ passato tanto tempo… Non mi sovviene nulla.

Il commensale che ti sarebbe piaciuto avere a cena?

Ho avuto il privilegio ed onore di cucinare per Ratzinger quando era cardinale; mi sarebbe piaciuto fare altrettanto per Giovanni Paolo II, uomo coraggioso che ha saputo trasmetterci certezze ed emozioni.

Chiudendo gli occhi e tornando indietro nel tempo, cosa chiederebbe il bambino Heinz allo chef multi stelle michelin Beck? E quest’ultimo che gli risponderebbe?

“Fai quello che ti rende felice?” Sì e mi ritengo un uomo davvero fortunato.

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