Intervista ad Antonio De Carlo: giovane chef pasticciere

Questo lavoro è bellissimo perché oltre a farti visitare posti meravigliosi ed assaggiare pietanze appetitose, ti permette di conoscere i veri protagonisti di questo mondo, nonché la vera risorsa di questa terra: parlo proprio di loro, cuochi, sommelier, produttori, ristoratori, gastronomi, vecchi maestri, giovani promesse… sono loro che sgobbano, sudano, creano. Sono loro i primi promoter pubblicitari ed antropologici del nostro Sud. Uno dei più interessanti, giovani e cazzuti è proprio il “uaglione” che intervistiamo oggi.

Innanzitutto un saluto dalla famiglia di Typigo ed ora ci fornisca nome, cognome, mansione.

Antonio De Carlo, ho una visione abbastanza completa riguardante tutte le partite ma ora mi occupo in particolare di pasticceria!

La tua storia in breve.

Nato in Germania nel 1996 , torno in Italia all’età di 4 anni e crescendo comincio a nutrire una strana passione per il cibo (anche se il fisico non lo dimostra ) a 16 anni ho la mia prima esperienza in cucina accanto allo chef Alfredo De Luca, nonché mentore e amico fraterno. Dai 16 anni ad oggi inseguo questa passione tra esperienze nazionali e non.

La tua idea di territorio nella ristorazione.

La mia idea di territorialità in un piatto è quella di racchiudere profumi, sapori e tradizioni cercando di rispettare la materia prima per ciò che è.

Qualche aneddoto divertente capitato in cucina.

Di situazioni divertenti ne avrei diverse da raccontare ma credo che vedere un frullatore attivo senza la guarnizione, creare intorno a sé una scena splatter non abbia rivali, osservando poi il mal capitato, triste, ripulire tutto tra una imprecazione e l’altra.

Fuga di cervelli all’estero. Cosa si dovrebbe fare in merito?

Bisogna capire che le menti migliori vanno sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo andando via da qui, con la speranza di ritornare e rendere grandiosa la nostra terra che purtroppo non li accoglie nel migliore dei modi, anche se negli ultimi anni qualcosa sta cambiando e aprire le porte a questi giovani dando fiducia e modo di fare un qualcosa credo sia il modo perfetto per ripartire da qui, dal nostro sud!

Un cibo che, all’estero, ti ha particolarmente colpito.

Credo che l’Haloumi (che è  un formaggio di capra e pecora inzuppato in salamoia e menta) sia uno dei piatti più “divertenti” che mi ha colpito. È un prodotto che si valorizza al massimo se consumato alla griglia ancora caldo, magari insieme ad una pita alla griglia. I Ciprioti utilizzano questo formaggio per molti piatti e può essere prodotto solo in questa piccola isola greco/turca

Il tuo primo ricordo legato al mondo del cibo.

beh non ho un primo ricordo, tutto il cibo mi ricorda qualcosa, però in particolare ricordo papà, che anche tutt’ora, apre il frigo, fa “due più due” con gli ingredienti presenti e crea autentiche magie di una bontà unica.

Come abbini la vita privata ad un mestiere cosi usurante?

Beh di vita privata… sappiamo tutti, noi di questo mestiere, che ne abbiamo ben poca, però cerco in ogni modo di ritagliarmene anch’io, per quanto possibile, cercando di  approfittare di ogni momento libero a disposizione.

A quale dei 5 sensi abbini la tua terra?

Credo che la mia terra sia un mix di profumi e sapori e colori… quindi olfatto, gusto e vista sono alla base ma anche tatto e udito ne fanno parte in qualche modo… tra contatto con la materia sulla pelle ed il suono della natura in quanto tale, che tu stia tra i campi o in mezzo al mare, su un peschereccio.

Come ti vedi fra dieci anni?

Spero a capo di una splendida brigata, inseguendo e realizzando i sogni di tutto il team. I clienti felici saranno la nostra soddisfazione primaria.

 

Beh ciao piccolo grande uomo, è stato uno spasso parlare con te, m’hai contagiato di entusiasmo, una mole di vivacità e voglia di creare assurda. Quasi quasi, appena arrivo a casa inizio a scrivere un nuovo libro, anzi, meglio ancora, apro il frigo, faccio “due più due” con ciò che trovo, mi metto ai fornelli e vediamo che ne esce!

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