Intervista ad Attilio Santobuono: giovane cuoco innamorato della sua terra

Non è detto che un giovane meridionale debba per forza andar via di casa per realizzarsi. Nel mio viaggio avventuroso “senza fine ma solo fini” che ho intrapreso qualche giorno fa sul promontorio del Gargano (per chi se lo stesse chiedendo il fine dei miei viaggi è l’individuazione di persone e personalità di interesse, di esseri umani le cui storie possano arricchirmi) ho incontrato parecchi addetti ai lavori i quali sono rimasti in una provincia, quella di Foggia, non facilissima. La prima storia che vi riporto è quella di un giovane cuoco innamorato della sua terra e – proprio per questo motivo – capace di indicarne vizi e virtù.

Benvenuto su Typigo Attilio Santobuono. Raccontaci un po’ di te.

Ciao ragazzi! Sono un giovane cuoco di Torremaggiore, un piccolo paese di collina in capitanata. Il tarlo che mi rode dentro e allo stesso tempo mi fa vivere è la passione/ossessione per i fornelli e per il buon cibo.

Dove lavori?

Attualmente sono impegnato per la stagione estiva in un villaggio turistico della zona.

Quando il colpo di fulmine per questo mestiere benedetto e maledetto?

l’amore per la cucina sboccia da bambino, quando restavo incantato nell’ammirare mamma e nonna cucinare, erano angeli del focolare. Preparavano una pasta fresca fatta in casa che non ho più trovato altrove. Ai tempi anche una semplice cena era una grande festa. Per non parlare dei veri giorni di festa: lì non esisteva orologio, bisognava fermare tutto e già dalle prime luci dell’alba si iniziava a preparare qualsiasi pietanza della tradizione.

Tracciami un quadro enogastronomico del Gargano e della provincia di Foggia. Quali i problemi e quali le potenzialità?

Il Gargano è il fiore all’occhiello del nostro turismo estivo mentre la Capitanata fatica a mostrare al mondo la sua bellezza. Va valorizzata e non sfruttata. Per quanto riguarda la ristorazione, purtroppo sono pochi i giovani che decidono di rischiare e investire nella zona perché purtroppo le esigenze dei clienti sono molto classiche, inossidabili, forse piatte… ma soprattutto legate al prezzo più che alla qualità.

La pietanza preferita del bambino Attilio.

Non avevo un piatto preferito… ma c’è un profumo che mi lega alla mia infanzia e alla mia terra, un profumo che non dimenticherò mai: quello del sugo della domenica di mia mamma. Era una poesia, una poesia da odorare, una lirica scritta da lei e letta da tutti noi attorno alla tavola.

Ascoltando le tue parole mi sembra di avvertirne il profumo e quasi di conoscere tua mamma. Sono magie che vengono evocate dalla cucina.

Sai che ancora oggi, proprio come da bambino, apro la pentola e prelevo furtivamente un piccolo pezzo di carne presente nel sugo? Torno piccolino, rivivo la magia.

A te che sei rimasto in Italia chiedo: quale altra nazione ti piacerebbe visitare prima o poi?

Sono innamorato del Giappone e del loro stile di vita, al punto che sono un patito-conoscitore del mondo dei bonsai.

E fuori dalla cucina?

Seguo il calcio e la mia squadra del cuore, tra alti e bassi, cioè il Foggia.

Come ti vedi tra 5 anni?

spero entro 5 anni di aprire un ristorante tutto mio nella mia terra.

Nessuna paura o dubbio in merito?

È questo il punto, la mia missione, un diktat: aprire nella mia città anche se a volte la mentalità e il territorio che respiro mi spingerebbero ad andare lontano, non bisogna mollare. Serve tanto, tanto coraggio a restare ed io sono un tipo coraggioso, con un piccolo grande sogno. Date a un sognatore un pizzico di coraggio e vedrete che vi combinerà.

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