La storia di Manuel: emigrato con il sogno (realizzato) di aprire un ristorante a Lisbona

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Residente da 7 anni a Lisbona, Manuel è un giovane milanese ormai perfettamente ambientatosi in una realtà, quella portoghese, fatta non solo di tipicità, folclore, bellezza storica e paesaggistica ma anche di un modo di fare marketing che, proprio sfruttando tutte le risorse sopra elencate, hanno reso la capitale lusitana una delle destinazione più trendy del momento.

Bom Dia amico mio, saluti dall’Italia e dalla famiglia di Typigo, oggi in trasferta. Parlaci un po’ di te.

Mi chiamo Manuel, sono un trentaquattrenne italianissimo, che qualche anno fa ha seguito i suoi amici nella pazza idea di aprire un ristorante italiano a Lisbona. In principio non avevamo un granché da perdere e, mancandoci qualche rotella, abbiamo pensato “perché no”? Lisbona non era così inflazionata come ora e ma noi ci credevamo fortemente.

E siete stati ben ripagati! A giudicare dalla mole di clienti del vostro ristorante avete vinto.

Abbiamo ‘’vinto’’ ok, ma trainati dalla vittoria della città. Eppure, ti dirò, rimpiango un po’ i tempi in cui la metro costava 70 cent e non 1 euro e trenta, e si poteva camminare per le strade del centro senza camminare controcorrente tra le orde di turisti come salmoni.

Un boom che fa bene alla tua ed alle altre attività

Indubbiamente. Anche se la maggior parte dei nostri clienti sono portoghesi, non essendo questa una zona centralissima.

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Beh ma Milano non ti piaceva proprio?

Certo che si, anche la nebbia ero riuscito ad apprezzare… ma dopo una, due, tre delusioni lavorative era giunto il tempo di cambiare e Lisbona è stata il classico coniglio dal cilindro. I legami con la patria sono ancora saldi e presenti nel menù, basti pensare alla pizza (la mia non ha ketchup, lo giuro), alle lasagne oppure ai dessert. Tiramisù e cannoli siciliani non possono mancare.

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Quindi molto sud…

Moltissimo. Anche se devo ammettere che non ci sono mai stato

Cosa? Sacrilegio! Scherzi a parte sei un esportatore di Sud qui in Portogallo non essendoci mai stato… Ti sei trovato nella capitale europea che forse più lo ricorda, il nostro meridione d’Italia. Detto ciò, tralasciando il leggendario bachalau che leggenda vuole possa essere cucinato in 366 maniere diverse, che altro piatto tipico portoghese ci consigli?

La francesinha alla maniera di Porto: una serie infinita di farciture sovrapposte, tra le quali carne di vitello, salumi, formaggi, uovo, chouriço (la varietà locale della salsiccia di maiale in salamoia) compresse fra due larghe e spesse fette di pane, il tutto annegato in una salsa particolare alla birra e accompagnato da patatine fritte come se non ci fosse un domani.

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Maronna mia, già al pensiero il camionista che è in me, gongola. Ma perché si chiama così?

Ci sono varie leggende, alcuni dicono che questo nome sia stato dedicato ad una bella francese, turista in città, che aveva fatto perdere la testa ad un cuoco. Lo dico io che mogli e buoi… dei paesi che vuoi.

Dove posso trovarne di buone?

Soprattutto a Porto, naturalmente, ma anche a Lisbona. Ormai la capitale è un mondo in miniatura c’è tutto di tutto. Le popolazioni di mare si integrano facilmente tra di loro ed accolgono facilmente le persone al di là del mare (in questo caso l’oceano). È uno spettacolo il lungo Tago interamente percorribile, a piedi, in bici, sullo skate… una trentina di km che vanno dalle spiagge dell’Estorill sino al quartiere sull’acqua creato in occasione dell’expo. Una autostrada oceanica infinita, costellata di musei, attrazioni, capannoni di pescatori riconvertiti in locali trandy…strabordante di giovani, ragazzi di tutte le nazionalità, qui per studiare, lavorare o semplicemente a pesca di idee.

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Beh grazie per l’intervista amico mio, adesso penso che andrò a “farmi una francesina” da qualche parte.

Obrigado, Mario.

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