Molisen’t , da Gabriele il re della panonta e della focaccia

Percorrendo la TransIserniana in pullman si ha modo di riflettere. Ce n’è di tempo da perdere soprattutto se il mezzo sul quale ti trovi è un catorcio residuato bellico e là fuori nevica manco fosse il Tibet.

Se è vero che i grandi amori richiedono tra i prerequisiti una buona dose di cecità, io sono totalmente accecato da te, Sud, amo follemente le tue genti, il tuo lato folk, i tuoi paesaggi e le tue cibarie.

Per nutrirmi di tutti questi aspetti così colorati e saporiti, avevo deciso di recarmi in Molise, precisamente a Isernia da Gabriele, fuoriclasse della focaccia & della panonta, ultimo rampollo di una casa dinastica di panificatori giunta alla terza generazione. Dato che la mia auto,  al solito, era dal meccanico per la solita occhiatina generale che ormai perdurava dal 2006, avevo deciso di scroccare il passaggio, o almeno una parte di esso, ad un pulmino di anziani in visita religiosa alla Madonna di Castelpetroso. Peccato che non avevo fatto i conti con le avversità che il Dio della religione ed anche quello degli uomini avevano disseminato sul cammino per testare la mia fede.

L’autista, un tipo rosso in volto con la supervista di una talpa, rimarcata da un paio di occhiali griffati BMW, mi confidò che il ritardo non era dovuto tanto al meteo quanto alla disorganizzazione dell’organizzatrice, ed in effetti la novantenne Signorina Genoveffa (Genevieve per le amiche) imperterrita devota di “Maria Santissima Addolorata delle Apparizioni ininterrotte di Castelpetroso”, accusava i primi segni dell’età avendo perso quello smalto incredibile che appena un cinquantennio prima l’aveva resa famosa nel business dei viaggi organizzati. Un po’ come per il pullman.

Ormai il danno era fatto, ormai i rosari erano stati sfoderati ed il mezzo per la strada. La nevicata furibonda ci costrinse a fermarci in quel luogo leggendario che è l’area di servizio, terra di nessuno dove vige la sacra regola del niente regole. Si diceva che in quel luogo fossero avvenuti delitti di Stato, rapimenti ad opera degli alieni, incroci clandestini tra cavalli ed unicorni. I più saggi sostenevano addirittura che proprio lì, 60 anni prima, una scolaresca era stata abbandonata dall’autobus ed aveva dato vita ad una nuova società, stanziandosi e moltiplicandosi tra le frasche, operando al di fuori di qualsiasi giurisdizione.

Aspettammo che si placasse la tormenta e si placassero anche gli animi dei vecchietti più peperini che avevano preso a colpirmi a palle di neve. Si divertivano e sorridevano come nella loro infanzia, soltanto che questa volta c’erano le dentiere.

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Prima tappa del nostro tour, il castello baronale di Macchiagodena. Con 4 ore di ritardo lo trovammo immancabilmente chiuso. Allorché decidemmo di non buttare la signorina Genoveffa giù dal finestrino ma di buttarci noi sul cibo: a Isernia, il giovane e cazzuto Gabriele ci stava aspettando.

Assieme alle sorelle gestisce “Fresco Italiano – la focaccia di Miranda”, pizzeria che è più un tempio della tradizione, ricevuto in eredità dai genitori e prima ancora dai nonni. Negli occhi e nelle parole c’era la sua famiglia, la sua terra, e la voglia di renderla cool e moderna attingendo proprio al nostro petrolio: la tradizione.

Decisi di assaggiare la famosissima panonta solo il giorno successivo, conservandomela come dulcis in fundo. Per quell’ incontro inaugurale io e i miei non piu giovanissimi compagni d’avventura divorammo delle squisite Pallotte cacio e ova, un prodotto tipico di Molise e Abruzzo, preparate con formaggi misti, mollica di pane e uova. Ah si! Pallotta dopo pallotta mi ricordai come mai amavo quella piccola ma straordinaria regione.

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Dopodichè toccò ai Morbidoni al latte, particolarmente amati dai bimbi e dai vecchiarelli. Si tratta di biscotti al latte, buoni sia da mangiare “asciutti” che farciti. Gabriele spiegava che molte persone li usano al posto del classico panino farcendoli d’ogni bontà. Alla fine toccò al prodotto di punta e motivo del nome che campeggia sull’insegna: le focacce di Miranda.

Il giovane Gabriele raccontava che fin dal 1960 veniva prodotta dalla sua famiglia. Con gli occhi colmi d’orgoglio sembrava non parlare solo di cibo ma anche del lavoro e del sacrifico della sua famiglia. La focaccia di Miranda, una focaccia unica, condita, impastata ancora con gli ingredienti che adoperava sua nonna e dei quali lui ora è gelosissimo, di uno in particolare:《il lievito madre che uso io è nato grazie a quello che ha sempre adoperato lei. Poi io l’ho personalizzato in base alle mie esigenze, lei lo usava solo per panificare, io invece ci faccio quasi tutto quello che esce dal laboratorio》.

Grande Gabri, tradizione e attualità renderanno la nostra terra Cool.

Fresco Italiano – Focaccia di Miranda Via Ponte S. Leonardo, 142 Isernia frescoitaliano@gmail.com

Mario “Bolivar” Pennelli

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