Nunzia Caputo – “la donna delle orecchiette”- conquista tutti a Giovinazzo

“Stipe ca truve” mi diceva nonna Bice. Si trattava di una amabile e battagliera donna dal lignaggio Barivecchiano. Ah quanti ricordi! Quella saggia donna intendeva dirmi che, apprendendo un’arte, qualsiasi arte, prima o mi sarebbe tornata utile. Cosi, tenendo fede a quel motto, non mi son fatto sfuggire lo show-cooking occorso a Giovinazzo, imperdibile quasi quanto un piatto di orecchiette fresche al ragù. A tenere banco dietro la sua spianatoia di tavola, allestita presso l’elegante sala San Felice, c’era lei, una delle più autorevoli pastaie di Bari, il fenomeno di youtube, Nunzia Caputo.

Moderata dal prof. Rizzi, nota firma giornalistica del Corriere e saggista enogastronomico, la simpaticissima signora ha raccontato a tutti, telecamere delle reti nazionali comprese, la sua storia. In quel frangente si è bloccato il tempo, o meglio, eravamo tutti cosi incantati dalla sua dialettica colorita ma sincera, che abbiamo visionato ad occhi chiusi il suo passato.

«A 6 anni nonna Nardina, durante un’estate disse che mi avrebbe impedito di uscire a giocare con gli amici. Il motivo? Non sapevo fare ancora le orecchiette. Quindi, tra le lacrime, armata di pazienza imparai questa arte».
Benedetta nonna, le ha lasciato un mestiere con il quale incanta da anni migliaia di turisti e di bambini delle scolaresche in visita al borgo antico di Bari. Quando si parla di ragazzini Nunzia ha le idee molto chiare, soprattutto nel denunciare la mancanza di attività manuale nelle scuole e nelle famiglie, dal momento che «ancora devono nascere e, i nuovi bambini, hanno già un telefonino in mezzo alle mani».

Quella delle pastaie è un’arte che va scomparendo e che finirà nel dimenticatoio se le cose continuano cosi, ha ammesso incalzata dalle domande del prof. Rizzi; la sua è una denuncia sociale e antropologica  motivata dalla presa diretta della vita di strada. Esattamente come il prof Rizzi ha sottolineato, lei è depositaria della tradizione barese e quindi anche della cultura del territorio, se è vero che il cibo non è solo sussistenza anatomica ma è un universo di tradizioni, aneddoti, leggende… (in una sola parola: di “storia”), Nunzia incarna bene la cultura della Puglia e del suo popolo, per secoli abituato ad arrangiarsi, a sgomitare ma anche a non badare a contenersi quando c’è del buon cibo sulla tavola.

L’evento, organizzato dalla attivissima pro loco cittadina, trascinato da una ”maestra” cosi carismatica, ha registrato in pochi minuti il tutto esaurito. Gli assessori alla Cultura, Cristina Piscitelli, e alle Pari Opportunità Antonella Colaluce, hanno preso parola confermando l’importanza di ricorrenze come questa per la cittadina adriatica. Uno spettacolare sugo di “brasciole” (permettetemi la licenza poetica barese) cotte in pignata, a cura di Michele Rizzo dell’omonima macelleria, ha sposato idealmente le orecchiette di Nunzia. A questo matrimonio d’estasi il vostro amatissimo cronista s’è ritrovato felice invitato (come al solito cado in piedi, gentili lettori!)

Della bontà del risultato finale ne avevo avuto preludio già durante lo show cooking di Nunzia, la quale mi ha concesso l’onore di mangiare, furtivamente, un po’ di massa cruda, privilegio che anche nonna mi concedeva da piccino. Così, grazie alla sua rievocazione live, ho rivissuto un tempo antico, che a noi moderni sembra lontanissimo ma che, in effetti, dista solo pochi decenni, e soprattutto ho rivissuto gli anni passati con mia nonna Bice. Ecco l’utilità intrinseca di questi eventi: non si tratta di arrivare solo allo stomaco ma di emozionare, di toccare l’anima, permettendole di viaggiare nel tempo e nella nostra cultura passata, per trasformarci in futuro in abitanti più consapevoli e rispettosi del territorio.

 

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