Oscillando tra palco e ristorante: lo strano caso di Lucia Della Guardia

Sembra precipitata qui da un pianeta lontano lontano, una donna volante non identificata. Ci ho provato, ma non si può racchiuderla in nessuna singola branca lavorativa o artistica perché lei è arte in senso lato, lei la respira, ci nuota dentro, vuole viverla e – soprattutto – farla vivere anche quando lavora. E’ questo che ho capito dopo averci chiacchierato tra il serio, l’ironico e la follia. Una intervista decisamente naif nella quale sono riuscito a sondare, oltre la superficie, gli umori, le passioni, i sogni ed i ricordi di una donna come non ne fanno più. Certo, di lei molti sanno che è la first lady-cameriera del ristorante Le Giare, uno dei pochi luoghi a Bari dove sia l’etica che l’estetica gastronomica vengono onorate. Non tutti, però, l’hanno vista su di un palco,  sfidare la gravità durante uno spettacolo di fronte a 400 paganti, tra i quali il vostro affezionatissimo. Lo so, scritto in questo modo non rende a sufficienza, non basta a tracciarne un profilo… Lucia è molto di più. Facciamo così: lasciamo che sia lei stessa a provarci.

Pronti al tuffo nella tua vita? Mettiamoci i braccioli per non affogare. Presentati ai profani: nome e cognome e mansione quotidiana

Lucia Della Guardia, cameriera.

Come Bruce Wayne hai una seconda identità.

Se devo essere sincera, il condominio chiamato Lucia è abitato da tre entità: la signora dei piani alti, la bambina di 5 anni che vive nel mezzano e “quella” dei piani bassi.

Quale delle 3 ha il privilegio di parlare per te?

Se intendi in questo preciso momento chi parla è la signora dei piani alti. A lei è stato riconosciuto negli ultimi anni, il privilegio di governare l’intero condominio, perché ci siamo stancate di un po’, troppe cazzate fatte, e perché abbiamo precisi obiettivi da raggiungere. Questo non impedisce però che la gestione sia scippata all’occorrenza dalle altre due qualora ne valga decisamente la pena.

Non oso immaginare le vostre riunioni di condominio… ad ogni modo, quanto ti costa indossare e togliere maschere tanto pesanti, ed essere sempre la ”te” giusta nel posto giusto al momento giusto?

Le maschere, come vedrai in foto, mi affascinano da sempre, potremmo definirla una ossessione. Per un periodo ho lavorato tanto a teatro con le maschere. Ahimè, per lavoro, nella vita quotidiana, non hanno la stessa magia. Le maschere invisibili che indossiamo diventano pesantissime, specie se nel tuo percorso evolutivo sei diventato libero, almeno ci provi.

In che maniera ti sei avvicinata alla tua arte? 

La danza, il movimento del corpo è la mia forma artistica preferita, amata, desiderata. Credo di aver cominciato come accade a tutte le bambine, per scelta dei genitori. Ma come diceva la mia insegnante, io già a 6 anni danzavo con la testa, avevo capito che la disciplina era fortemente necessaria e quella cosa dalla mia testa non è mai andata via. La danza mi ha salvata ogni volta che son caduta. Mi ha permesso di rialzarmi e di avere qualcosa per cui valesse la pena riprovare il mio primo amore, quello che non mi ha mai tradito

In che maniera ti sei avvicinata ai ‘’piani bassi’’ prima di conoscere monsieur Bufi?

L’inquilina dei piani bassi, ho deciso di conoscerla precisamente intorno ai miei 30 anni. Decisi che sarei andata a vivere da sola e che avrei sperimentato tutto quello che avrei sentito di seguire… ho conosciuto il mio lato oscuro, decisamente interessante, affascinante, pericoloso e geniale. La cucina piace tanto a quella dei piani bassi, la sente come una forma di realizzazione necessaria. La cucina è strettamente legata al nostro aspetto più istintivo, la cucina appaga la mia parte selvatica. Il lato oscuro di ciascuno di noi va conosciuto nel profondo. Se non lo conosci, non saprai mai fino a che punto puoi arrivare a scavare nel baratro in cui tu stesso ti sei posto.

Le ossessioni, le instabilità, le perversioni abitano il lato oscuro di ciascuno di noi, conoscerle permette all’uomo maturo di governarle al meglio. Bufi me lo sono andata a prendere con determinazioni scientifica (ride). Lui è arrivato quando tutto il percorso di conoscenza di me stessa era compiuto. Ero pronta per fare qualcosa di buono e sapevo che quel qualcosa di buono doveva realizzarsi in una cucina ma mi serviva qualcuno che padroneggiasse la tecnica come un dio, e Bufi lo è.

Questo lato oscuro ”lunare” alla fine sei riuscita a mapparlo e a renderlo anche, per così dire, un punto di forza. Che dici, parliamo del modo originale di promuovere il ristorante Le Giare, anche attraverso foto provocatorie (per lo meno per quello che può essere il mantra di un nazivegan). Qual è il vero scopo di quelle foto?

Diciamo che alla fine ho una idea del mio lato oscuro e faccio in modo di tenerlo a bada. Le foto che nascono nella nostra cucina, sono foto vere di lavoro reale, e vogliono essere provocatorie. Le mie sono per lo più con vegetali, ma Antonio osa anche coi i maiali. Quale intento? Smontare convinzioni. Siamo nell’epoca in cui la cucina sta diventando concettuale. Vogliamo canzonare l’eccesso di foto. Chi poi viene al ristorante, perché vuole davvero conoscerci, capirà che ci muove la voglia di raccontare la nostra terra a modo nostro, sposando sapienza antica e ricerca attuale, andando alla ricerca di materia prima realmente sostenibile, cercando nella lavorazione di avere pochissimi scarti.

Riccardo Bacchelli diceva: l’agricoltura è l’arte di sapere aspettare. Parlami della vostra passione non solo per i vegetali, ma anche delle erbe spontanee e dei fiori dimenticati, e quanto tempo e studio impiegate nel reperimento di tali erbe, che sia in un campo aperto o in un cortile condominiale.

Munari diceva che un albero è la lenta esplosione di un seme, madre natura ti insegna esattamente questo: il tempo di saper aspettare. Siamo assolutamente convinti che la ricerca e la sperimentazione, oggi, ha il suo aspetto più interessante proprio nell’ambito dei vegetali. Cibarsi di erbe, fiori, ortaggi, verdure, è un atto intelligente ma anche divertente.

Dalla manipolazione dei vegetali cerchiamo di ottenere il massimo del sapore possibile, proprio perchè, rivolgendoci ad un pubblico di onnivori (non siamo in ristorante veg) vorremmo regalare loro, esperienze sensoriali decisamente gustose a base di vegetali. Una frase alla tipo “in missione per conto di madre natura”.

Beh, suona bene, scimmiotta un aforisma presente in Blues Brothers, uno dei miei film preferiti. Ed in effetti tu e Bufi siete un pò i blues brothers della ristorazione barese: anarchici, talentuosi, testardi, idealisti. I prossimi passi, in un futuro prossimo, della Lucia Batman e della Lucia Bruce Wayne?

Sicuramente vorrei perfezionare la mia conoscenza del mondo della botanica, vorrei diventare una erborista “da grande” mentre il mio corpo mi chiede da tempo di conoscere meglio il tai chi, di appropriarmene come pratica.

Potendo scegliere 3 cose – escludendo persone e concetti astratti – cosa porteresti con te e perché?

La mia maschera di cuoio fatta a mano, un mio disegno di quando avevo quasi 4 anni che ritrae la mia famiglia con me al centro tra mio padre e mia madre incinta di mia sorella, il primo libro che Antonio mi ha regalato “nel giardino del diavolo” che in verità io avevo già e che lui non si aspettava che io avessi.

Torniamo quindi alle tue tre anime. L’artista, la bimba, la cameriera. Ok, ora vorrei buttare l’intervista in caciara: è noto di cosa sia capace una donna infuriata, sosteneva Virgilio nell’Eneide. E tu… tu ti infuri mai? Nella vita e sul lavoro… come fa il povero Bufi a starti appresso?

Io sono una Furia, nel senso più mitologico del termine . Scherzi a parte, sono una che quando si infuria è meglio scapparsene, però non ne vado fiera, vorrei decisamente controllare questo aspetto, tipo contare almeno fino a 30, non dico cento ma 30 almeno. Bufi mi tollera, è l’uomo che più in assoluto mi ha capita e mi lascia essere così come sono.

Allora, sperando di non farti infuriare, ti chiedo un pensiero sulle donne in questo mondo pieno di uomini mestruati, o sulle donne mestruate in questo mondo di uomini frigidi, e poi, ascoltando la Lucia bimba che è in te, cosa ti direbbe guardandoti adesso? E tu cosa potresti fare per accontentarla?

in merito agli uomini e alle donne di oggi, dico che dovremmo tutti riappropriarci di un rapporto sano e naturale col sesso, gli eccessi sono indice di qualcosa che non va! Cibo e sesso sono i due aspetti imprescindibili per la sopravvivenza della specie, ed entrambi sono strettamente collegati al nostro lato meno costruito, cerchiamo di viverli entrambi nel modo più naturale possibile dice il Sensei – conosci davvero qualcuno se hai mangiato insieme a lui e se ci hai fatto sesso – credo fortemente nell’autodeterminazione della donna, ritengo che il maschio alfa vada educato alla tolleranza, e sarebbe bellissimo dare a tutti la libertà di amare chi si ha voglia di amare…

La mia ospite di 5 anni non mi giudica quasi mai e non ha molte pretese, lei sa quanto è difficile essere grandi, non ha mai voluto crescere. È felice se ci fermiamo improvvisamente in un campo per raccogliere erbe e fiori, ma anche solo per una passeggiata in mezzo alla natura, mi permette di avere un canale di comunicazione preferenziale con i bambini in genere e ama giocare seriamente.

Ultima domanda… prossimi progetti e/o appuntamenti in calendario?

Il 14 agosto, grazie a Elisa Barucchieri, volerò con resextensa sul porto di Giovinazzo, e per l’equinozio d’autunno al ristorante vorremmo organizzare una cena dedicata a Mijazaki questi i prossimi appuntamento in calendario cui tengo moltissimo il mio unico progetto per ora, è rendere Serial Kitchen un gruppo di lavoro saldo e coeso.

Serial Kitchen?

Beh siamo cuochi, artisti, visionari uniti da una sola missione: rendere il mondo più bello, o almeno più leggero. Potete trovare ogni info a riguardo cercandoci su internet.

 

Dubito che qualcuno oserà ostacolarvi, cazzuti come siete. Io, vi seguirò e supporterò sempre, in quanto la gente che sparge sorrisi e leggerezza, che diffonde bellezza e felicità per migliorare il nostro povero mondo, ha bisogno di tutto il supporto possibile… dato che quelli che lavorano per peggiorarlo non si prendono nemmeno un giorno di ferie.

Non mi resta che salutare le 3 Lucie (non si tratta di una simil marca di panettoni) e ringraziarle per averci permesso di intervistarle. O almeno averci provato. A presto signore!

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *