Il Vulture in Basilicata Città italiana del vino 2026
Il Vulture, l’anello di colline che circonda l’antico cono vulcanico del Monte Vulture, sarà la Città Italiana del Vino 2026. La nomina — ufficializzata il 19 settembre — premia la candidatura sostenuta da una rete di 14 comuni Ripacandida (capofila), Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa e Maschito. per la capacità di mettere al centro la viticoltura come leva di rigenerazione rurale e di sviluppo diffuso.
Un progetto che guarda oltre il 2026
La giuria ha valutato il dossier come progetto strategico, non un calendario di eventi spot: l’ambizione è trasformare il Vulture in «un laboratorio nazionale di buone pratiche», dove la produzione di Aglianico si saldi con politiche di sviluppo turistico, tutela del paesaggio e innovazione sociale. Il titolo apre così la possibilità di un piano pluriennale di iniziative culturali, ambientali ed enoturistiche.
Il terroir che fa la differenza
L’Aglianico del Vulture nasce su suoli di origine vulcanica — ricchi di minerali e con ottima capacità di ritenzione idrica — e matura in vigneti esposti su crinali elevati, con accentuate escursioni termiche che esaltano gli aromi e la struttura tannica. La tipologia Superiore è riconosciuta DOCG dal 2010, a sancire la qualità conquistata nel tempo. Queste caratteristiche spiegano perché l’Aglianico del Vulture sia considerato uno dei grandi rossi del Sud Italia.

Luoghi e curiosità che diventano attrazione
Tra le caratteristiche più evocative del distretto:
- Le cantine scavate nel tufo di Barile — il “Parco Urbano delle Cantine” (Sheshë) raccoglie oltre 130 grotte che raccontano la tradizione arbëreshe e custodiscono botti e vinificazioni in condizioni microclimatiche naturali. Un’esperienza sotterranea che unisce storia, vino e paesaggio.
Fondo Ambiente Italiano - Produttori simbolo: Cantine del Notaio (Rionero) e Elena Fucci (Barile) sono tra le realtà più citate da guide e stampa internazionale per la qualità e l’identità dei loro vini; Tenuta del Portale e altre cantine familiari completano il mosaico produttivo. Sono proprio questi produttori, e la rete di piccole e medie aziende, che costituiscono l’ossatura dell’enoturismo locale.
Idee operative per trasformare il titolo in turismo di qualità
Se il Vulture vuole diventare modello replicabile, servono azioni concrete e sostenibili — non solo eventi annuali. Alcune proposte operative, pensate per il 2026 ma con valore permanente:
- Un Wine Trail del Vulture geolocalizzato (itinerari tematici: grotte e cantine; alta quota; archeologia e vino), con mappe scaricabili e percorsi segnalati.
- Festival delle “Piccole Cantine del Vulture”: weekend stagionali con degustazioni verticali, lezioni di vigna e masterclass sul terroir vulcanico.
- Programmi formativi locali per sommelier, ristoratori e operatori ricettivi — migliorare l’accoglienza è cruciale per trasferire valore economico sul territorio.
- Esperienze in grotta (“Cantina in Grotta”): degustazioni sensoriali notturne, visite guidate alla Sheshë con storytelling sulla comunità arbëreshe.
Queste misure puntano a trasformare l’attenzione mediatica in flussi turistici di qualità e vantaggi economici duraturi per i 14 comuni coinvolti. (Per i dettagli tecnici e il disciplinare, i siti istituzionali e i produttori locali offrono materiale operativo utile).
Qualche suggerimento pratico per il visitatore
- Quando andare: primavera e autunno offrono temperature ideali per visite in vigna; la vendemmia (fine ottobre) è un’esperienza viva per capire l’Aglianico.
- Abbinamenti locali: formaggi di pecora, carni arrosto e ricette tradizionali lucane esaltano il carattere tannico e la sapidità del Vulture.
- Prenotazioni: molte cantine (Elena Fucci, Cantine del Notaio, Tenuta del Portale) lavorano su prenotazione per visite guidate e degustazioni approfondite.
Wine Trail del Vulture — mappa sintetica
Itinerario consigliato (1–2 giorni / versione estesa 3 giorni):
-
Ripacandida — Punto di accoglienza e informazioni (introduzione al progetto).
-
Rionero in Vulture — Cantine del Notaio e Tenuta del Portale (visita in cantina, degustazione).
-
Tenuta del Portale (Rionero) — cantina e panorama sui crinali.
-
Barile — Parco Urbano delle Cantine (Sheshë) e Azienda Agricola Elena Fucci (visite e degustazioni).
-
Rapolla — sosta culturale tra chiese e vigneti.
-
Melfi — cena e pernottamento Hotel Castagneto con visita al castello .
-
Venosa — archeologia e abbinamenti gastronomici.
-
Maschito — vigneti d’altura e panorami.
Durate indicative: ogni tappa prevede da 45 a 90 minuti (visite in cantina: 60–90 min). Per un’esperienza rilassata e completa suggerisco un itinerario di 2–3 giorni.
Conclusione
La nomina a Città Italiana del Vino 2026 è una chiamata a sistema: produttori, istituzioni locali e operatori turistici sono chiamati a costruire un progetto che non finisca il 31 dicembre 2026, ma diventi patrimonio permanente. Se il Vulture saprà connettere qualità di produzione, tutela del paesaggio e accoglienza esperienziale, la scommessa potrà diventare esempio replicabile per altre aree interne italiane.

